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Luca Carboni

La Mia Citta'

19 novembre 2018 Video Testo

La storia del pezzo

Bologna vista da dentro

La mia città esce nel 1992, dentro l'album Carboni, registrato al Clock Studio di Bologna. Il pezzo racconta il legame tra una persona e il posto in cui vive, non come sfondo ma come intreccio di ricordi, rapporti e vita quotidiana.

La scrittura è quella tipica di Carboni: semplice, diretta, senza voli. In quegli anni il suo suono mescola pop e rock, e i testi restano ancorati alle cose di tutti i giorni. Qui la città diventa uno degli elementi centrali del racconto, quasi un personaggio.

In sala con lui c'erano Mauro Malavasi alle tastiere e in produzione, Mauro Patelli alla chitarra elettrica, Antonello Giorgi alla batteria e Luca Malaguti al basso. Malavasi ha curato anche missaggio e mastering, insieme a Carboni stesso alla produzione.

Scheda scritta con l'aiuto dell'intelligenza artificiale, usando solo fatti presi dalle fonti indicate.

Fonti: Wikipedia — La mia città (Luca Carboni)

Il testo di La Mia Citta'

La mia città, senza pietà, la mia città
ma come è dolce certe sere
a volte no, senza pietà
mi chiude in una stanza
mi fa sentire solo
Una città, senza pietà, la mia città
non la conosco mai fino in fondo
troppi portoni, troppi cassetti

io non ti trovo mai
tu dimmi dove sei

Adesso dove si va, cosa si fa, dove si va
siamo sempre dentro a qualcosa
un’auto che va o dentro un tram
senza mai vedere il cielo
e respirando smog…

ma guarda là, che cazzo fa, ma pensa te
ma come guida quel deficiente
poi guarda qua, che ora e’ già
ma chi ti ha dato la patente
che ti scoppiasse un dente
a te….
siamo sempre di corsa
sempre in agitazione
anche te…
che anche se lecchi il gelato
hai lo sguardo incazzato

La mia città, senza pietà, la mia città
ma come è bella la mattina
quando si accende, quando si sveglia
e ricominciano i rumori
promette tante cose

Ma dimmi dove sarà, prima era qua
c’è un nero che chiede aiuto
dove sarà questa città
E’ sparita senza pietà
c’ha troppi muri la mia città

Ma guarda che civiltà la mia città
con mille sbarre alle finestre
guardie giurate, porte blindate
e un miliardo di antifurti
che stanno sempre a suonare

Perché…
c’è chi ha troppo di meno
e chi non si accontenta
e c’è…
chi si deve bucare
in un angolo di dolore
e c’è…
che c’è bisogno di tutto
c’è bisogno di un trucco

Senza pietà, la mia città
“Signora guardi che belle case
però a lei no, non gliela do
mi dispiace signora mia
è tutto uso foresteria”

La mia città, senza pietà, una città
ti dice che non è vero
che non c’è più la povertà
perché è tutta coperta
dalla pubblicità

C’è chi a lavorare
è obbligato a imbrogliare
e c’è…
chi per poterti fregare
ha imparato a studiare
E c’è…
che c’è bisogno di un trucco
c’è bisogno di tutto
e c’è…
bisogno di più amore
dentro a questa prigione.

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