Lunedì ricomincia la scuola. Zaini pronti, sveglie nuovamente puntate e chat dei genitori che tornano improvvisamente a prendere vita. Ma quest’anno tra i banchi c’è qualcosa in più. Anzi, probabilmente c’era già anche l’anno scorso: l’Intelligenza Artificiale.
È questo il tema della nuova puntata di “Intelligenza Artificiale – Istruzioni per l’Uso”, il programma di Radio Nostalgia condotto da Beatrice Mazzanti e Andrea Secci.
ChatGPT e gli altri strumenti di Intelligenza Artificiale sono ormai facilmente accessibili anche ai più giovani. Possono spiegare un argomento, correggere un testo, riassumere un capitolo, creare una ricerca e aiutare a preparare un’interrogazione.
Ed è proprio qui che nasce il problema.
L’AI aiuta a studiare o studia al posto nostro?
La differenza sembra sottile, ma è enorme.
Utilizzare l’Intelligenza Artificiale per approfondire un argomento, farsi spiegare meglio qualcosa che non abbiamo capito o migliorare un testo può rappresentare un’evoluzione degli strumenti che gli studenti hanno sempre avuto a disposizione.
Prima c’erano le enciclopedie. Poi sono arrivati Internet e Google. Oggi c’è l’Intelligenza Artificiale.
Ma con una differenza fondamentale: l’AI non si limita a trovare le informazioni. Può produrre direttamente il risultato finale.
Un tema, una ricerca, un riassunto o persino la soluzione di un esercizio possono essere generati in pochi secondi.
Ed è qui che diventa fondamentale il pensiero critico.
Il rischio di smettere di pensare
Durante la puntata Beatrice Mazzanti pone l’attenzione proprio su questo aspetto: se un ragazzo si abitua fin da piccolo a delegare continuamente attività cognitive all’Intelligenza Artificiale, il rischio è che inizi a chiedersi: “Perché devo farlo io, se può farlo l’AI?”
La questione, quindi, non riguarda soltanto copiare o non copiare.
Riguarda qualcosa di molto più importante: imparare a ragionare, rielaborare, verificare e costruire un proprio pensiero.
Andrea Secci racconta anche un’esperienza personale legata alla preparazione dell’esame di terza media del figlio Nicolò. L’Intelligenza Artificiale è stata utilizzata per sistemare e migliorare alcuni testi partendo però dalle idee e dai contenuti elaborati dal ragazzo.
Alla fine quei contenuti Nicolò ha comunque dovuto studiarli, comprenderli e impararli.
Ed è forse proprio questa la distinzione decisiva: usare l’AI per migliorare il proprio lavoro oppure utilizzarla per evitare di farlo.
E gli insegnanti?
C’è poi un secondo grande tema, spesso meno discusso.
Se gli studenti utilizzano già l’Intelligenza Artificiale, chi deve insegnare loro a farlo correttamente?
La risposta più naturale sarebbe: la scuola.
Ma per riuscirci occorre prima formare gli insegnanti.
L’Intelligenza Artificiale evolve a una velocità impressionante e non si può chiedere a un professore di educare gli studenti all’utilizzo consapevole di strumenti che lui stesso non ha avuto occasione di conoscere e approfondire.
La formazione dei docenti diventa quindi uno dei passaggi fondamentali.
Non soltanto per cercare di capire quando un compito è stato realizzato con ChatGPT, ma soprattutto per trasformare l’AI in uno strumento didattico.
Vietare probabilmente non basta
L’Intelligenza Artificiale è già nelle tasche degli studenti.
Pensare semplicemente di eliminarla dalla loro vita rischia di essere poco realistico.
La sfida potrebbe essere un’altra: insegnare ai ragazzi quando utilizzarla, come interrogarla, come verificare quello che produce e soprattutto quando spegnerla e ragionare con la propria testa.
Perché l’obiettivo della scuola non dovrebbe essere preparare ragazzi capaci di competere contro l’Intelligenza Artificiale.
Dovrebbe essere preparare ragazzi capaci di utilizzarla senza diventarne dipendenti.
E voi cosa ne pensate?
L’Intelligenza Artificiale dovrebbe essere utilizzata ufficialmente a scuola? E gli insegnanti dovrebbero essere formati per insegnare agli studenti a usarla correttamente?
“Intelligenza Artificiale – Istruzioni per l’Uso” con Beatrice Mazzanti e Andrea Secci, su Radio Nostalgia.
