Ditonellapiaga “Con Rettore al Festival voglia di libertà”

Una canzone nella quale “ci sono due generazioni a confronto che si trovano e mescolano.

Quando Rettore l’ha ascoltata la prima volta mi ha detto di sentirla sua… l’ho trovato un bellissimo complimento” anche considerando che “l’ho scritta ispirandomi a lei”.

Lo dice sorridendo Margherita Carducci, in arte Ditonellapiaga, cantautrice romana, classe 1997, che debutterà in gara fra i big in coppia con Donatella Rettore, proponendo ‘Chimica’. Insieme “ci troviamo molto bene, il nostro obiettivo è portare un messaggio di libertà e far divertire le persone” spiega la musicista, che, dopo vari singoli e due Ep, ha in uscita il 14 gennaio in digitale il suo primo album, Camouflage (Dischi Belli/Bmg Italy), nella versione di 12 tracce ovviamente senza il brano sanremese. Nella settimana del festival l’album arriverà anche in cd e vinile, comprendendo ‘Chimica’. La canzone per Sanremo è legata al versante più lieve del disco: “Vive della sua epoca e del suo stile, con delle note più sensuali e dance” aggiunge la cantautrice, per la quale l’attesa del debutto a Sanremo, è segnata “naturalmente da un po’ d’ansia. E’ un palco gigante sul quale faccio fatica a pensarmi senza tremare ma credo sia una sensazione che hanno tutti.

Poi il pezzo è talmente divertente che immagino dopo la paura iniziale mi lascerò andare”. Per Ditonellapiaga Rettore, “è sempre stata un modello, sia perché una delle prime cantautrici che per il suo andare concorrente. Quando i miei discografici mi hanno chiesto se mi sarebbe piaciuto contattarla per il pezzo sono impazzita. E’ come se ci fossimo sempre conosciute, siamo state subito in armonia cantando insieme e lei è molto premurosa con me”. ‘Camouflage’ riflette la ricchezza e la versatilità dello stile di Ditonellapiaga, che unisce ironia, pathos, un’avvolgente capacità vocale, passando da beat ipnotici al soul, dall’R’n’B al techno pop, passando per rap, nu jazz e variazioni latine/raggaeton. Un caleidoscopio anche di testi nei quali si gioca sulle parole e con lingue diverse, andando dall’evocazione di corpi in movimento nelle atmosfere da club (Morphina) a legami belli ma finiti da lasciarsi alle spalle in Non ti perdo mai scritta anche con Fulminacci (“è 100% autobiografico” sottolinea). Si è trascinati in fughe criminali alla Tarantino e Thelma e Louise (Repito); in nuovi rapporti difficili ‘senza rete’ narrati in slang da generazione Z (Connessioni); la nostalgia di ‘Come fai’ (“il mio pezzo preferito”) storie d’amore incompiute (Spreco di potenziale) o sognate al supermercato (Carrefour Express). Senza dimenticare paranoie con soluzioni lisergiche (Prozac) il viaggio stilish fra Napoli, Milano e Roma di Vogue o il tentativo di fuga in Altrove, “un brano dove ho sentito ci fosse bisogno di un elemento di forte drammaticità.

I protagonisti sono due ragazzi che rappresentano sia me che la nostra generazione, presa dall’ansia e l’incombenza di trovare una strada” commenta la cantautrice. Il titolo dell’album, Camouflage, “racconta il percorso di ‘un’opera prima come questa, con canzoni nate prima come ‘figlie uniche’, nel quale ho acquisito via via consapevolezza e ho imparato a bilanciare e legare il mio essere eclettica, un po’ camaleontica. Un aspetto che condivido con produttori dell’album, i bbprod, tradotto anche nella copertina (con la musicista ‘intrusa’ ma non troppo a un the borghese dominato dai colori pastello, tra amiche ultraottantenni) . “E’ un’immagine che mi ricorda anche il gioco di travestirsi dell’infanzia e in famiglia, nella quale “appaiono con me, una prozia mia nonna e le sue amiche”. Il nome d’arte invece “ha una genesi poco poetica – commenta – viene dal mio nickname su Instagram. Quando mi sono messa a cercare un nome d”arte, mi sono resa conto che quello mi rappresentava, è buffo ma anche provocatorio… c’è l’attitudine della mia musica”,