Google produrrà da sé i propri processori

Google si mette in proprio e, per combattere la carenza globale di semiconduttori, produrrà in casa i chip. A rivelare la volontà del gigante tecnologico di Mountain View di rendersi indipendente dai fornitori di processori è Nikkei Asia, settimanale giapponese con la cui proprietà è la stessa del Financial times. Tre diverse fonti hanno concordato sul fatto che Google stia sviluppando Cpu (unità centrali di elaborazione) destinate agli apparecchi che montano il sistema operativo proprietario Chrome e che l’orizzonte temporale dell’operazione è il 2023.

Inoltre, sempre secondo il settimanale asiatico, BigG starebbe lavorando per la produzione di processori destinati ai suoi smartphone Pixel e per altri device.

Finora a produrre la grandissima parte dei chip sono produttori di Taiwan, Corea del Sud, Usa, Giappone. Ma, con la pandemia Covid-19, l’aumento improvviso della domanda di semiconduttori ha portato a un collo di bottiglia produttivo che ha costretto molte grandi compagnie – dall’automotive all’elettronica di consumo – a interrompere o rimodulare la produzione.

La strada intrapresa da Google non è del tutto nuova: già è battuta da tempo da Apple, che utilizza processori autoprodotti già dalla quarta generazione di iPhone e dallo scorso anno li monta anche sui suoi computer Mac fissi e portatili. E sulla stessa strada si stanno avviando anche altre grandi aziende tecnologiche come statunitensi Amazon, Facebook, Microsoft, Tesla e le cinesi Baidu e Alibaba.