Sanremo, Dellai non vogliamo fare fine degli Oasis

Tanti fratelli, ma due gemelli nella musica mancano. E allora ci provano loro, Luca e Matteo Dellai da Cattolica, che hanno scelto solo il cognome come nome d’arte.

Saranno sul palco del festival di Sanremo, tra le Nuove Proposte. Il posto in prima fila se lo sono guadagnati vincendo Area Sanremo con il brano Io sono Luca, tanta determinazione e l’aria da bravi ragazzi.
“Siamo molto positivi, anche se il periodo storico non è tanto semplice. Ma per noi da fine 2020 le cose si sono allineate – raccontano i due fratelli, classe ’96, studente di economia Luca, di architettura Matteo -. Sanremo è un’esperienza enorme e ovviamente non vediamo l’ora di essere lì. Un ipotetico rinvio o una cancellazione, causa pandemia, per noi sarebbe una pugnalata al cuore”. Dopo anni da spettatori perché Sanremo “è un po’ come i Mondiali” (e uno dei primi ricordi è legato a Marco Masini nel 2004 con L’uomo volante) , Luca e Matteo sono diventati attori della manifestazione musicale più importate in Italia, ma cercano di non pensare a tutte le implicazioni che questo significa: “se pensi alle varie dinamiche, si comincia a perdere la magia che c’è dentro quel teatro. Un trampolino? Lo immaginiamo più come un ascensore”.


Al festival vanno, come tutti per vincere, perché “raccontiamo una storia forte e vera. La storia di Luca che è una persona reale, che vive i problemi della vita di tutti i giorni. Ed è la nostra verità”. In realtà dietro al Luca della canzone – che inizialmente doveva intitolarsi Castelli di carte – c’è Matteo, da sempre il fratello più riservato e introverso, con le sue fragilità. “Ma Luca siamo tutti, tutti siamo caduti e ci siamo rialzati, alla ricerca della felicità nelle piccole cose. Il nostro è un messaggio positivo per dire che tutto può essere capovolto e ciò che andava male può trasformarsi in forza”. Nel brano ci finiscono così gli attacchi di panico adolescenziali, la sensazione di disagio in mezzo alla gente e un padre che da qualche Natale non è più tornato a casa. “Ma non si tratta di sentirsi a debito o a credito con la vita, ma vivere al meglio delle possibilità, con le armi che si hanno”, spiegano i due ragazzi, convinti che un cantautore che canta le proprie canzoni, dà più veridicità a un brano, ma nei sogni ci sarebbe un loro brano da far catare a Marco Mengoni o a Francesca Michielin. Per anni le loro strade hanno seguito percorsi diversi, ma la musica è sempre stato il collante che li ha uniti: scrivono entrambi, anche se Luca preferisce gli strumenti, Matteo il microfono. Litigano come tutti i fratelli, ma non potrebbero mai farsi del male davvero. “L’empatia tra noi si vede, puntiamo sulla musica più che sull’essere. Dividerci è improbabile e speriamo di non fare la fine degli Oasis. Be’, magari arrivare al loro successo sì”.
Sono nel cast di un festival storico, sotto tanti punti di vista: “sarà unico per la pandemia in corso, per la forte presenza di cantautori e per quella di giovani, anche tra i Big.
C’è musica nuova e se per una volta la nostra nonna non conosce i cantanti, ci viene solo da dire: finalmente!”. Luca tifa Fulminacci, Matteo è convinto che a stupire possano essere Colapesce e DiMartino.
Nelle loro playlist ci sono i Queen e la Dark Polo Gang, gli anni Ottanta, ma anche Jovanotti e Lucio Battisti, scoperto da poco. “Le influenze sono varie, ma tutto parte dal cantautorato”, spiegano Luca e Matteo che però non vogliono identificarsi con il percorso di altri. “Ultimo partendo dalle Nuove Proposte è arrivato lontano, come anche Giorgia. Ma noi vogliamo fare la nostra strada”.