Musica, un anno orribile: crollo del mercato discografico

Evidenti i cali sul segmento fisico (cd e vinili) di oltre il 60%, sui diritti connessi di oltre il 70% (dovuta alla chiusura di esercizi commerciali e all’assenza di eventi)

Con l’intera filiera della musica quasi ferma, si evidenziano gli effetti anche sul mercato discografico italiano; negozi e catene di intrattenimento chiuse, molte pubblicazioni di dischi rimandate, offrono un quadro potenzialmente molto negativo. Sono infatti evidenti i cali sul segmento fisico (cd e vinili) di oltre il 60%, sui diritti connessi di oltre il 70% (dovuta alla chiusura di esercizi commerciali e all’assenza di eventi).

Anche lo streaming ha sofferto a causa dell’assenza di nuovi dischi che, solitamente, fanno da traino agli ascolti, e della scarsa mobilità dei consumatori (secondo i dati IFPI, in Italia il 76% di chi ascolta musica lo fa in auto, e il 43% nel tragitto casa-lavoro).

In deciso declino il segmento fisico, ora sceso del 13,8% e se il cd segna –20,9%, il vinile riesce invece a tenere con un +7,3%. Negli ultimi mesi la quota del segmento di mercato del digitale in Italia ha continuato a crescere raggiungendo l’85% di tutti i ricavi; in tale contesto lo streaming rappresenta l’80%, segnando una crescita del 25,3%.

In questo 2020 sono entrate in vigore alcune novità nella “Top of the music” in considerazione delle mutate condizioni del mercato: le vendite delle compilation sono state conteggiate insieme a quelle degli album; la seconda novità riguarda le soglie per l’attribuzione delle certificazioni dei singoli passati da 25.000 a 35.000 per l’oro e da 50.000 a 70.000 per il platino, mentre gli album sono rimasti a 25.000 per l’oro e 50.000 per il platino.