Anche Giulio Wilson sul palco a Lerici per “Il Tenco ascolta”

Il 5 luglio, alle ore 21 in Rotonda Vassallo a Lerici, arriva “Il Tenco Ascolta”, il format ideato dal celebre Club Tenco, nato a Sanremo nel 1972 da un gruppo di appassionati per promuovere e sostenere la cosiddetta “canzone d’autore”, ossia la canzone di qualità.

Ospite di eccezione della serata, a ingresso gratuito e presentata dallo storico volto del “Tenco” Antonio Silva, LO STATO SOCIALE

Oggi vi presentiamo uno degli artisti che salirà sul palco il prossimo 5 luglio

GIULIO WILSON

Fiorentino di nascita, classe ’83, si definisce un cantautore ed enologo. Figura già nota nell’ambiente musicale, il suo percorso è costellato da esibizioni e premi di un certo spessore.

Quali sono le sonorità a cui si ispira il suo progetto musicale?

Sono affascinato da tutte quelle canzoni che hanno fatto la storia e meno da quelle che probabilmente la storia dimenticherà presto. Sono sempre alla ricerca di mescolanze, alchimie di suoni dati dalla contaminazione popolare e latina. La melodia è molto importante nella musica che propongo, ascolto molta musica popolare d’altri tempi, a volte in dialetto, a volte straniera come quella spagnola. Mi affascinano i cantautori minori, quelli ormai sconosciuti dalle nuove generazioni. In realtà mi sento abbastanza eclettico per poter catalogare la mia musica in un genere ben preciso: potrei scrivere una canzone frivola e ironica dai suoni elettronici, cosi come una canzone di spessore, impegnata dai suoni più tradizionali. Nei miei concerti riesco a far ridere ma anche a far piangere. Dal punto di vista “commerciale” ma anche identificativo, come artista, forse questo essere cosi estroso non è proprio un pregio. Io sono cosi, nessuno è perfetto.

Come ha iniziato?

Ho iniziato perché me le hanno suonate prima di suonare. Ricordo bene il suono delle usanze d’altri tempi quando non volevo studiare pianoforte: i ceffoni di mia madre erano rumorosi e sinceri. D’altronde per qualsiasi cosa difficile bisogna soffrire per poter goderne. Con la musica è sicuramente cosi.

In che modo è legato al territorio?

Sono molto legato al territorio: mia nonna era una canterina romagnola, ho inserito la sua voce come “intro” nel mio disco “Futuro remoto”. Sono sensibile alle tradizioni popolari e poi sono un produttore di vino: ho piantato antichi vitigni autoctoni anche a discapito di una vendita facile perché credo in maniera assoluta che la nostra storia e la memoria siano elementi essenziali per comprendere meglio le nostre radici, noi stessi e il mondo. Nelle mie canzoni c’è sempre una componente storica, riflessiva, rivolta al passato. Attualmente sto aprendo i concerti a I Musici di Francesco Guccini, che non è proprio una band del momento e dovrei registrare a breve un mio nuovo brano con inti-illimani. Ecco un’altro esempio di legame col territorio e col passato.