I 50 anni di Woodstock, ad agosto 2 festival

Tre giorni di pace e musica, ancora segrete le “line up”

“Spero di morire prima di diventare vecchio”. Nel terzo giorno di Woodstock, il 17 agosto di 50 anni fa, Pete Townshend degli Who cantò lo spirito della sua generazione a chiusura del “concerto del secolo” sul prato della fattoria di Max Yasgur a Bethel nello stato di New York. Townshend, che nel 2012 è tornato sul palco in chiusura dei giochi di Londra e due anni fa con Billy Idol ha partecipato a un breve tour coast to coast negli Usa, potrebbe essere tra le star di uno dei due nuovi maxi eventi messi di recente in programma per celebrare l’anniversario.

Questa settimana Live Nations e il Bethel Woods Center for the Arts hanno annunciato una nuova edizione dal 16 al 18 agosto 2019 per celebrare i 50 anni: la tre giorni di “pace e musica” si svolgerà a Bethel Woods, una struttura creata sul terreno della fattoria che dal 15 al 17 agosto 1969 ospitò la prima Woodstock. Ma c’è anche Michael Lang in pista: l’impresario che fu uno degli organizzatori di allora e che dieci anni fa per mancanza di fondi aveva dovuto rinunciare al quarantesimo anniversario, ha annunciato di avere in programma la sua Woodstock 2.0. Data e luogo ancora indefiniti, così come le line-up dei rispettivi appuntamenti costruiti per far leva sulla nostalgia della generazione che 50 anni fa si ribellò all’establishment e oggi, con i capelli grigi, ha imboccato la via della pensione.

I 50 anni di Woodstock, ad agosto 2 festival WoodstockAnniversary

Molti si sono già organizzati: motel, bed and breakfast e Airbnb della Sullivan County danno per i giorni dell’anniversario il tutto esaurito. 50 anni fa la generazione di Woodstock non si fece di questi problemi: i ragazzi del ’69 dormirono sul prato sotto il palco improvvisato dove si esibirono per tre giorni 32 artisti, tra i quali Joe Cocker, Jimi Hendrix, Joan Baez e Carlos Santana, richiamando oltre mezzo milione di persone e lanciando al mondo il messaggio di pace e fratellanza che assurse a simbolo di una generazione. Sarà all’altezza l’edizione “d’oro”, tra “performance dal vivo di artisti importanti ed emergenti in rappresentanza di molteplici generi e decenni e conferenze in stile TED di esperti di futuro e retro-tech”, come annunciato dai promoter di Bethel? Molto dipenderà chi salirà sul palco. Non Richie Havens che aprì nel 1969 ed è morto nel 2013 o gli altri grandi che hanno listato a lutto il mondo della musica: Ravi Shankar, Tim Hardin, Joe Cocker, Janis Joplin e Jimi Hendrix.

Ma Crosby, Stills, Nash & Young sono ancora sulla breccia, così come Melanie, Arlo Guthrie e Santana. E poi Joan Baez, che ha fatto uscire nel marzo 2018 il suo ultimo album “Whistle Down the Wind” e lo ha promosso nel Farewell Tour: sarebbe un gesto simbolico se Woodstock 50 fosse il vero, ultimo canto del cigno della star di “Farewell Angelina”.