Smart speaker: come influenzeranno il consumo di musica?

Esiste un mercato che sta esplodendo sul versante atlantico (USA e UK) che rivoluzionerà l’ascolto di musica, modificherà le nostre abitudini e incrementerà ancora di più il numero di ore passate a sentire i nostri artisti preferiti: sono gli smart speaker. Oggetti di design (ci mancherebbe) che rispondono ai nostri comandi vocali. “Alexa, voglio una playlist a 90 bpm per fare esercizi”, direte se utilizzate Amazon Echo. Oppure “Ok Google, mi fai sentire il nuovo brano di Calcutta, quello con il nome di un calciatore?”, se invece siete felici possessori di Google Home.

Parlerete con loro, loro vi ascolteranno ed esaudiranno i vostri desideri musicali. Non si tratta più di un click, non esistono ipertesti, siamo nella fase dell’intelligenza artificiale che elabora in modo semantico. Cosa ascolteremo quindi? Come faremo le nostre selezioni? Proveremo l’emozione di un ascolto roulette? Faremo scegliere al maggiordomo speaker?

Alcuni numeri sull’uso degli smart speaker

Per farvi capire l’impatto di questi device nella nostra vita utilizziamo i numeri: per Music Ally la rosea previsione è che per la fine del 2018 saranno venduti circa 60 milioni di speaker intelligenti, raddoppiando il numero del 2017, mentre nel 2016 la produzione si era fermata a soli 5 milioni. Per il 2022 le previsioni parlano di 175 milioni di smart speaker presenti in oltre 75 milioni di appartamenti americani. Già per la fine di quest’anno, nei paesi emergenti come Brasile, Cina e India gli smart speaker serviranno un terzo della popolazione residente.

L’aspetto commerciale è imponente, ma impressionante è la velocità della loro distribuzione se paragonata ad altri supporti: gli smart speaker arriveranno al 50% della popolazione americana in meno di 5 anni. Per darvi un esempio, i telefonini hanno impiegato quasi 7 anni, la TV circa 13, la radio 20. Ed è proprio la radio a pagare il prezzo più alto, perché chi utilizza gli smart speaker passa il 40% di tempo in meno sulle stazioni FM. Un cambiamento radicale, probabilmente quello che influirà più pesantemente sul nostro comportamento perché agirà sul fattore esperienziale, sulla comodità di utilizzo e sulla precisione delle risposte alle nostre domande. Oltre ad allontanarci dalle stazioni radiofoniche, gli smart speaker ci “riporteranno” ad un utilizzo più consapevole di ascolto proprio perché ci consentiranno di vivere un’esperienza differente dal solito.

Parlando ancora di numeri e sondaggi, il 34% degli utenti che utilizzano Amazon Echo o Google Home passa più di quattro ore al giorno ascoltando musica, contro il 24% degli utenti “comuni”, anche se poi la qualità audio non influisce più di tanto sulla scelta dell’amplificatore: solo il 7% dei possessori ha fatto una scelta in base alla purezza del suono, mentre il 14% ha fatto la sua scelta in base all’accuratezza del riconoscimento vocale. Ci guadagneranno i servizi di streaming, perché il 48% dei possessori degli smart speaker si iscrivono a Spotify, Deezer e altri Digital Service Provider. E ci guadagnerà anche la nostra “salute digitale” perché dialogare con Alexa, Cortana o Siri ci farà usare meno lo smartphone (- 34%), la TV (- 30%), il tablet (- 27%) e il computer (- 26%, dati Edison Research per NPR).

E forse ci convincerà anche ad uscire di casa nel momento in cui le “competenze” degli smart speaker saranno integrate con altre funzionalità, come ad esempio quelle per acquistare i biglietti dei concerti. I nostri gusti saranno collegati alla banca dati di TicketOne ad esempio, e ci ritroveremo sul Google Calendar tutto il viaggio organizzato: prenotazione aereo, albergo, macchina noleggio, biglietti, Vip Pass e cena prenotata.

Le potenzialità degli smart speaker

Dopo la batosta dei Google Glass adesso ci vanno in modo più cauto a Mountain View, ma non possiamo negare che la loro fame di dati è insaziabile, in questo caso oltre a conoscere le nostre abitudini sapranno anche che tipi siamo, il suono della nostra voce e come effettuiamo delle scelte, fino alla composizione della frase.

Messa così spaventa, ma sentite questa: in Arkansas la polizia interviene sulla scena di un delitto, un uomo è stato ritrovato strangolato nella sua vasca idromassaggio; in casa, in bella mostra, gli agenti trovano un amplificatore. All’inizio notano solamente il design, ma non fanno caso al tipo di speaker che hanno di fronte: un Amazon Echo. Questo smart speaker che si utilizza con comandi vocali, include al suo interno un registratore in grado di “ascoltare” le parole, elaborarle, processarle, trasmetterle in remoto e rispondere alla richiesta. Amazon Echo è stato il primo testimone ad essere interrogato, nella speranza che avesse ascoltato anche la voce dell’assassino. Amazon, il detentore dei dati, rigetta la richiesta delle indagini, salvo poi concedere i dati dopo che l’unico indagato aveva dato il nulla osta.

Adesso forse, spaventa ancora di più. Ma se lasciamo da parte i vari datagate: come influiranno questi smart speaker nell’ascolto di musica?

“Ciao Alexa”
“Buongiorno Fabrizio”
“Vorrei ascoltare l’ultimo album di Colapesce”
“Va bene, ma non preferiresti una playlist mattutina per darti un po’ carica?”
“No grazie, preferisco Colapesce”

Se invece sono connesso con un fit watch:

“Ciao Alexa”
“Buongiorno Fabrizio, ho notato che non hai avuto un sonno riposante, ti consiglio di ascoltare musica per un risveglio dolce e armonico”
“Grazie Alexa, volevo ascoltare Colapesce ma forse hai ragione tu”

Ecco, l’Intelligenza Artificiale userà la sua componente di retorica per consigliarti un determinato ascolto? Quanto influirà sulle nostre scelte, magari consigliando anche un acquisto su Amazon Prime?

Oppure:

“Ok Google”
“Buongiorno Fabrizio, ho notato che ieri hai guardato alcuni video di Young Signorino, vuoi che mandi i suoi video in TV?”
“Ma è mattina e devo fare ancora colazione”
“Allora ti consiglio di andare al Bar XXX che hanno uno sconto del 30% su cappuccino e cornetto”
“No grazie”
“Allora ti propongo un acquisto di una macchina da caffè con capsule”
Eccetera.

C’è però un comportamento meno distopico, ossia la possibilità di fare ricerche più approfondite, come ad esempio: “Alexa, voglio ascoltare tutti i brani composti da Tommaso Paradiso”, oppure “Ok Google, fammi ascoltare tutti i brani in spagnolo cantati da Laura Pausini”. Arriverà sicuramente la competenza attraverso la quale lo smart speaker potrà riconoscere un brano canticchiandolo o fischiando il motivetto. Ma saranno scelte legate ad accordi commerciali? E quanto sarà grande la nostra area di libertà? Dove saranno fissati i paletti? Per adesso si tratta di design, tecnologia ed esperienza, ma soprattutto del quoziente intellettivo degli smart speaker.

 

28Fonte billboard.it