107.000 Buoni motivi per parlare di Sesto Senso

“Ristorante pizzeria in cui gustare pasta fatta in casa a Firenze”

1. Parliamo della tua storia. Come sei arrivato fino a qui?

I miei erano ristoratori: mia madre era chef e mio padre maître. Hanno lavorato in Belgio e sono tornati in Italia proprio perchè dovevo nascere io, altrimenti sarei nato belga. Ho iniziato lavorando nell’attività di famiglia e facendo la scuola alberghiera. Ho fatto l’alberghiero perchè volevo fare il barman e mio padre mi ha mandato in tirocinio gratuito… per due anni (ride) da un suo amico al bar dell’Hotel Monginevro. Da lì sono poi diventato secondo barman della loggia Tornaquinci. Alla fine sono tornato a gestire il ristorante di famiglia, fin quando non ho sentito il bisogno di intraprendere altre strade. Mi sono preso quello che molti chiamo anno sabbatico, che per me sono stati dodici anni sabbatici, in cui ho lavorato in tutt’altro settore, quello della moda, finchè non mi hanno convinto a rimettermi in gioco nel mio settore. Da lì è nato il Sesto Senso. 

2. Quali sono le caratteristiche che lo rendono migliore o diverso dagli altri ristoranti?

Diverso. Migliore non si può dire: è soggettivo e ogni ristorante ha i suoi perchè. Noi cerchiamo di curare molto l’aspetto del servizio, oltre naturalmente a quello della cucina e della pizzeria. Cerchiamo di coccolare i nostri clienti, cosa che secondo me manca spesso nella ristorazione italiana al giorno d’oggi. Quando vado fuori mi rendo conto che spesso mancano tante attenzioni che noi invece cerchiamo di adottare nel nostro ristorante. Oltre naturalmente ad un’ottima cucina: abbiamo da poco cambiato lo chef, rinnovato lo staff e per l’estate inseriremo anche un cocktail bar. 

3. Cosa consiglieresti a chi vorrebbe creare un’attività nel tuo settore?

Di aprire un’attività in un altro settore (ride). A parte gli scherzi… è un lavoro faticoso, bisogna starci tanto tanto dietro. Cercare di accontentare tutti è quasi impossibile, ma bisogna riuscire a farlo. E’ molto impegnativo e proprio per quello avevo deciso di staccare: è un lavoro molto stressante. Per il resto, se qualcuno vuole aprire un’attività di ristorazione, deve rimboccarsi le maniche e mettersi sotto.

4. Cosa consiglieresti ai giovani di oggi?

Eh, difficile a dirsi. Quando cerchiamo personale tentiamo sempre di puntare sui giovani ma non li vedo in generale molto vogliosi di lavorare e darsi da fare. Forse perchè i tempi rispetto ai miei, o anche a quelli di mia fliglia che ha 30 anni, sono cambiati e i ragazzi sono più coccolati e protetti dai genitori. Credo che sarebbe il caso di lasciarli un po’ più andare e fare le loro esperienze. 

5. In cosa ti aiuta la pubblicità su Radio Nostalgia?

Bè… da quando ho aperto ho fatto subito pubblicità con voi e da allora non ho mai smesso. Premetto che io sono un sostenitore del valore della pubblicità perchè so che non è un costo, ma un investimento che si ripaga da solo. Detto questo, lavorando con voi ho trovato delle persone che posso definire amici. Mi sono lasciato consigliare da voi per quanto riguarda la comunicazione e gli spot e ci avete sempre azzeccato. Qualche volta non alla prima, ma se non alla prima diciamo alla prima e mezzo. Poi ovviamente, oltre al vostro modo di lavorare, mi piace anche la programmazione di Radio Nostalgia, che trasmette musica che ascolto sempre volentieri.

6. A chi consiglieresti Radio Nostalgia, e perchè?

La consiglierei a chi ha intenzione di far conoscere la propria attività e di incrementare il lavoro. Come dice il tuo collega Fabio, è una fontanella sempre aperta che consente di essere sempre presenti.

7. In chiusura, ci vuoi raccontare l’aneddoto della torta?

Certo, è una cosa che mi fa piacere raccontare. Noi qui abbiamo clienti che hanno fatto comunioni, cresime, anniversari, pranzi di Natale, di Pasqua e ogni sorta di ricorrenze. Una 107.000 Buoni motivi per parlare di Sesto Senso sesto sensobambina che faceva la Comunione mi chiese una torta che, devo esser sincero, non avevo mai sentito nominare: la torta Italia. Fondamentalmente è una cosa abbastanza classica, con pan di Spagna, una bagna, panna e frutta, però non avendola mai sentita mi sono informato e ho chiesto indicazioni. Alla fine del pranzo, dopo aver mangiato la torta, mi hanno fatto l’applauso e qualcuno mi ha detto che era la torta più buona che avesse mai mangiato. Ma io non la sapevo fare. Mi sono anche un po’ commosso.