Francesco Gabbani: odio le mode, dopo il successo intaglio il legno

Dopo il successo ho apprezzato l’isolamento. Il rap dominante? Troppi cloni ma salvo Ghali» Gabbani si sbottona in un’intervista rilasciata al Corriere delle sera di Andrea Laffranchi

Due anni che gli hanno cambiato la vita. Due Sanremo che gli hanno cambiato la carriera. Nel 2016 Francesco Gabbani era un over 30 che si giocava le ultime carte nella musica. Una vittoria fra i Giovani con «Amen» e l’anno dopo la vittoria nei big e il conseguente tormentone «Occidentali’s Karma». «Ho avuto un successo atipico, a 35 anni, senza venire da un talent o dall’hip hop. E soprattutto senza una presenza sul web». Dopo due anni vissuti in giro per eventi e concerti a gennaio ha preso una pausa. Quest’estate Francesco tornerà on the road, con una serie di date in luoghi storici (debutto il 6 luglio a Codroipo, poi l’8 a Vigevano, il 26 a Villafranca, il 2 agosto a Taormina, l’11 a Marina di Castagneto Carducci, il 26 a Macerata). «Mi ha sorpreso che ci fosse ancora una richiesta dei live dopo che nel tour finito a gennaio mi hanno visto 140 mila persone. Accontento la voglia di rivedermi ma anche la mia voglia di suonare dal vivo, che poi è il modo in cui ho iniziato a fare musica».

La pausa è servita per ricaricare le batterie?
«Ho ritrovato la dimensione della quotidianità, un ritorno al primo Festival, l’esistenza nella dimensione provinciale».
Lei vive ancora a Carrara?
«Non riesco a pensarmi in una metropoli come Roma o Milano. Già a Carrara è diventato più complicato fare la spesa, ma non ho cambiato molto le abitudini: vivevo già da isolato prima. Sono così di carattere. Poter stare a casa una settimana di fila è stato bellissimo. Ho ritrovato la semplicità che è fondamentale per trovare la forza di dire qualcosa. Del resto i risultati che ho ottenuto arrivano da canzoni nate da quella condizione».
In isolamento cosa fa?
«Mi sono messo a lavorare il legno. Ho comprato gli attrezzi, ho chiesto consigli, e come prima cosa mi sono costruito il banco da lavoro. Adesso sto facendo un tavolo di bambù».
Una passione recuperata?
«No, sono partito da zero. Il movente è trovare qualcosa che mi permetta di trovare una valvola di sfogo senza troppe velleità. Sono innamorato del concetto dell’approccio da principiante che presuppone onestà intellettuale, incoscienza e ignoranza delle regole. Che è poi lo stesso che uso nella musica».
Le classifiche degli ultimi 6 mesi sono dominate dalla trap. Teme che il pop e le chitarre diventino dinosauri?
«Non ambisco a quel tipo di comunicazione. Non mi sembra un modo di fare musica ma una moda. Le mode fanno parte della storia culturale di un Paese ma finiscono anche. Nella scena c’è chi ha più respiro, Ghali ad esempio, ma vedo molti che modificano la voce e gli atteggiamenti per suonare in quel determinato modo. Quando non sarà più una tendenza si dovranno chiedere chi sono?».
Il Sanremo 2018 l’ha visto? 
«L’ho vinto anche quest’anno. Il tweet dal divano di casa coi calzini è diventato topic trend. Scherzo ovviamente. Baglioni mi ha stupito in positivo per la sua capacità di condurre. Favino chapeau, ha vinto lui. A livello musicale la media era alta, ma non c’era nulla di eclatante. Mi sono emozionato solo per Vanoni-Bungaro-Pacifico».
La «vecchia che balla» dello Stato Sociale è figlia della sua «scimmia nuda balla»?
«Mi hanno dato del rottamatore ma dopo di me non ho visto vere novità. E quella dello Stato Sociale più che una copia mi è sembrata una presa in giro. L’atteggiamento di chi viene a Sanremo e poi sputa nel piatto dove mangia. Non lo concepisco».
Lei ci tornerà?
«Non lo escludo, magari per nostalgia. È un palco che mi ha dato tanto in termini di emozioni. È come il posto del cuore in cui vai vacanza. Però poi mi domando come potrebbe mai riaccadere la stessa congiunzione astrale».
Sta già scrivendo nuovi brani?
«Sono sul fuoco, ma la cottura non è ancora ultimata. Non mi sono buttato alla ricerca del singolo dell’estate ma chi ha capito le mie intenzioni sincere merita in cambio altrettanta sincerità. Nessuna fretta».

fonte Corriere della Sera