Cosa sta succedendo alle Star? La musica è finita?

Negli ultimi mesi rockstar, popstar e cantautori hanno salutato le scene. Da Elton John a Paul Simon. Da Francesco Guccini a Elio e le Storie Tese. Gli addii sono un classico del rock e del pop. Alcuni, però, ci ripensano. Tentati da un ultimo, lunghissimo, concerto

NO, GLI ARTISTI NON HANNO PAURA DEI FALLIMENTI. Sanno che possono sempre risorgere. A Hollywood c’è un detto bellissimo: «Every actor is just one movie away from the comeback», ogni attore è a un solo film di distanza dal grande ritorno, come a dire che la Pasqua è dietro ogni angolo. Gli artisti non hanno la paura del sipario che si apre davanti a poca gente; il terrore è che il sipario si chiuda per sempre. Il momento dell’addio, il saluto finale. Sanno che prima o poi arriverà il momento dell’annuncio e fanno di tutto per posticiparlo. Alla fine, cedono. Lanciano l’ultimo tour, che cercano di far durare il più possibile. E muoiono un po’. Poi, quando si accorgono che stanno morendo troppo, ci ripensano e dicono che no, quel sipario si può riaprire e lo spettacolo ricominciare. Non credete, dunque, a chi annuncia il proprio ritiro. Molto presto cambierà idea. Non (solo) per soldi. Per l’urlo della gente, il calore del pubblico, le luci che si accendono, l’adrenalina che ti fa volare, l’effimero che per due ore ti fa sentire Dio.
Nella storia della musica popolare sono pochissimi i casi di artisti che hanno mantenuto la promessa di non tornare in scena.
Mi vengono in mente i Led Zeppelin, perché la morte del batterista John Bohnam aveva portato via per sempre il ritmo inconfondibile del Dirigibile; i Beatles, ma vai a sapere cosa succederebbe se fossero ancora vivi tutti e quattro; e, da noi, Ivano Fossati e Mina, quest’ultima però relativamente solo ai concerti.
In questi giorni, il mondo del rock è scosso, pronto al lutto per un accumulo di addii: Paul Simon, Elton John, Lynyrd Skynyrd, Slayer e Eric Clapton hanno annunciato l’ultimo ballo. Le motivazioni sono differenti per ognuno, ma molti sono i punti di contatto: la stanchezza, l’usura del tempo, il tempo sottratto alle famiglie, i problemi fisici, l’urgenza svanita del raccontare. Paul Simon ha deciso di ascoltare il suono del silenzio e di lasciarlo cadere. A 76 anni d’età e a 54 anni dall’uscita di The Sound Of Silence, primo grande successo del suo sodalizio con Art Garfunkel, ha capito che bisogna dire basta. «Per tutta la vita», ha dichiarato, «ho provato a immaginare come sarebbe stato questo momento. Ora lo so, è esattamente come temevo: sono distrutto, emozionato, terrorizzato». Il 16 maggio lancerà a Vancouver il Farewell Tour che terminerà a Londra il 15 luglio. Due mesi per assorbire il trauma.

ELTON JOHN SI È PRESO PIÙ TEMPO: tre anni, perché così avrà più tempo per ripensarci. Il Farewell Yellow Brick Road Tour partirà l’8 settembre, arriverà in Italia nel 2019 (29 e 30 maggio all’Arena di Verona) e terminerà nel 2021 dopo oltre 300 repliche nei cinque continenti. Più che un tour d’addio, sembra una saga biblica. Un altro nome che non vedremo più sulle scene è quello dei Lynyrd Skynyrd, leggendario gruppo al centro di una delle vicende più scioccanti nella storia del rock. Il 20 ottobre del 1977 l’aereo su cui volava la band precipitò in una palude a Gillsburg, nel Mississippi, provocando la morte del cantante Ronnie Van Zant, del chitarrista Steve Gaines e della corista Cassie Gaines, oltre a manager, pilota e co-pilota. I membri sopravvissuti riportarono gravi ferite: Allen Collins si ruppe una vertebra cervicale, Leon Wilkeson si trovò un polmone perforato e numerose lesioni interne, Lesile Hawkins il collo fratturato in tre punti e il volto sfigurato. Per un incredibile scherzo del destino, erano trascorsi appena tre giorni dall’uscita dell’ultimo album che aveva per titolo Street Survivors, i sopravvissuti della strada. La Mca sostituì subito le copie con la copertina dove le fiamme avvolgevano i membri della band con un’altra più neutra, su sfondo nero. Dopo l’incidente, la band rimase inattiva per dieci anni, per poi riformarsi nel 1987. Ora dice addio per sempre, con un tour nel cui titolo fa riferimento a quel disco: Last Of The Street Survivors Farewell Tour. Si faranno raggiungere sul palco da una lista quasi infinita di amici e ospiti, capitanati da Kid Rock.
È sempre questo il modo migliore per salutare, e il pensiero corre veloce a L’ultimo valzer, spettacolare concerto d’addio della Band di Robbie Robertson, ripreso il 25 novembre 1976 da Martin Scorsese che ne tirò fuori un film epocale. Commoventi gli interventi di Bob Dylan, Neil Young, Joni Mitchell, Muddy Waters, Van Morrison e di tutti quei musicisti che avevano accompagnato il cammino della band.

DOPO 37 ANNI DI ONORATA CARRIERA, vanno in pensione gli Slayer e, con nostro profondo dolore, si avvicina ai titoli di coda anche Eric Clapton. A chi gli fa notare che non è la prima volta che annuncia l’addio alle scene (l’ultima volta era stato nel 2014), ribatte placido: «Quante volte mi sono ritirato? So solo che la prima volta avevo 17 anni». Come diceva Mark Twain: «Smettere di fumare è facile, io l’ho fatto migliaia di volte».
Questa è la speranza dei fan: che gli artisti ci ripensino.
Tutti sperano che tornino sui propri passi i Black Sabbath, che hanno da poco salutato con un concerto nella loro città natale, dove tutto era iniziato 50 anni prima.
Tutti sperano che gli Who e i Deep Purple seguano l’esempio degli Aerosmith, che si sono avventurati nell’”Aero – Vederci Tour” e poi hanno detto: «Ah, beh, sì, beh. Forse cambiamo idea». Tutti sperano che Bob Dylan non finisca mai il suo Neverending Tour e che Mick Jagger continui a dire: «Non ho nessuna intenzione di fermare la corsa degli Stones». Tutti sperano.

TEMPO DI ADDII ANCHE IN ITALIA lontano dal rock. Dopo il ritiro di Ivano Fossati e di Francesco Guccini, che, prima dei problemi di salute, aveva trascurato la chitarra per scrivere romanzi gialli con Loriano Macchiavelli, arrivano quelli dei Pooh e di Elio e le Storie Tese, due gruppi che non potrebbero essere più diversi e che hanno smesso quando hanno sentito che non avevano più nulla da dire. Perché è vero che, quando la mente sogna il cuore non invecchia. Ma il fisico sì e la musica anche.
E allora, meglio dire basta alle luci e alle canzoni, non prima però di un altro tour per ricevere un ultimo, interminabile applauso.

fonte corriere.it