La PETA di Guido Genovesi

Etereo fermento dei miei angoli oscuri
Che appena nasci subito muori,
Sei un caldo soffio di vento fugace,
Dell’intestino sei l’eterna pace.

Sublime canto, fragrante odore
Che noncurante d’ogni pudore
Sfiati, sbuffi, ronzi e frusci,
Il tuo effluvio nell’aere lasci.

O dolce suon che il cul mi schiudi
Coi tuoi rumori or aspri e rudi,
Col tuo spirar simile a brezza
Che infonde gioia e leggerezza.

Liberatorio è quel tuo suono
Che ora romba come un tuono
Che or somiglia a una frenata
E lascia impressa una sgommata.

Eh sì, a volte sei pericolosa,
Lo sai ed esci silenziosa,
La sensazione è pur soave
Ma l’aroma è denso e grave.

Come i ponti rompe l’acqua cheta,
È la peggiore questa peta,
Non vedi l’ora sia svanita,
Ma resta lì, perché è vestita.

Ma lietamente il culo trema
All’emissione del suo fonema,
Sia moderato, andante o mosso,
L’importante è non cacarsi addosso!