Uno STRANO AFFARE di Guido Genovesi

Era notte ed ero sbronzo,
Camminavo da qualche miglio,
Senza una meta andavo a zonzo
Quando la vidi lì sul ciglio.

La sua pelle era meticcia,
Il suo seno prominente,
Addosso aveva tanta ciccia,
La sua voce era suadente.

Mi avvicinai in modo cauto:
“Ciao amigu son cinquanta”,
Du’ secondi e s’era in auto
E lei era già a novanta.

“Amoru lo voglio far così,
Mi piace farlo dal didietru,
Dai, avanti, entrami qui,
Tira giù un pochino il vetru.”

Senza pudore a lei mi avvinsi
Ma ebbi un balzo subitaneo
Quando ai fianchi poi la cinsi
E avverti un corpo estraneo.

Un affare vivo e duro
Che qualcosa mi ricordava,
Non son briao, ve lo giuro,
Tra le gambe le spuntava.

Ciò mi diede più entusiasmo
E la mente mia eccitata
Pensò, all’acme dell’orgasmo,
Da parte a parte l’ho passata!