I Negrita, ripartiamo dopo la crisi

“Ad un certo punto della nostra maratona abbiamo cominciato a vedere uno striscione con scritto ‘arrivo’ e noi ci siamo ribellati”. Per tornare con un nuovo album, ‘Desert Yacht Club’ in uscita il 9 marzo, la band aretina di Pau, Drigo e Cesare ha dovuto fare un reset generale, tornare in tour nei club in giro per il mondo e riscoprire l’essenza del fare musica assieme per superare una crisi, “non musicale ma personale” ci tengono a dire i tre, e che ha portato la formazione ad un passo dal burrone.

“Nel 2016 ci siamo fermati – ha raccontato Pau – perché tante questioni umane che si trascinavano da qualche anno ci hanno portato vicini a mettere un punto sulla storia della band. Per qualche tempo, abbiamo cercato di non dare importanza a questioni che in realtà, ignorate, portano al peggioramento dei rapporti fino a trasformarsi in vere e proprie paranoie che logorano l’equilibrio di una band”. Nel periodo di stanca, i tre si sono persi ciascuno per i fatti propri, chi in giro in camper con la famiglia per l’Europa (Pau), chi affaccendato in altre cose. “Alla fine abbiamo deciso di rimetterci in pista – hanno detto i tre – con un trattamento shock fatto di concerti in giro per il mondo, assecondando quella necessità di sentire la nostra musica rimbalzare sulle pareti dei club di un paese che non fosse il nostro”.

Complice la ricercata e ritrovata serenità nella famiglia rock che di fatto, il gruppo, rappresenta da sempre, i Negrita hanno cominciato a porsi il quesito a proposito del che cosa una band arrivata al decimo album avrebbe potuto avere ancora da raccontare, in particolare in un contesto musicale come quello odierno dove il ricambio generazionale è sempre più spietato, nel bene nel male. “Abbiamo preso un furgone a Los Angeles e abbiamo cominciato a girare per la California – ha ricordato Cesare ‘Mac’ Petricich – con uno studio portatile più che minimalista (qualche computer, degli iPhone e degli strumenti acustici acquistati e poi restituiti entro i termini del ‘soddisfatto o rimborsato’). “Abbiamo composto sui tavoli delle case che abbiamo preso in affitto – ha detto Drigo – e da qui è nato il termine di ‘kitchen groove’ del quale è impastato tutto l’album”.

Nella scaletta di ‘Desert Yacht Club’, dal nome di una vera e propria ‘isola creativa’ allestita da un amico italiano nel deserto californiano (una sorta di resort in stile ‘on the road’ ad un’oretta di strada da Los Angeles, tra case mobili e una barca ormeggiata nella sabbia), i Negrita hanno messo undici pezzi, da ‘Siamo ancora qua’ fino a ‘Aspettando l’alba’, dove parlare di confronto generazionale con la nuova musica che avanza, crescita personale e uno sguardo al futuro (“anche se per darci carica preferiamo pensare alla passione che ci ha fatto cominciare, piuttosto che a quello che saremo tra altri dieci anni”, dicono loro). Se la dimensione live, per i tre instancabili moschettieri del rock italiano fatto in un certo modo, è uno dei capitoli fondanti di un’intera carriera, anche un tour con le nuove canzoni non poteva farsi attendere più di tanto. I concerti programmati ad oggi sono quelli in calendario per 10 aprile a Bologna, il 12 a Roma e il 14 a Milano.