Ma chi l’ha detto che Giacomo Leopardi era un pessimista? di David De Filippi

Prendiamo ad esempio l’inizio della sua celeberrima “Il sabato del villaggio”.

“La donzelletta vien dalla campagna
in sul calar del sole,
col suo fascio dell’erba; e reca in mano
un mazzolin di rose e viole,
onde, siccome suole, ornare ella si appresta
dimani, al dí di festa, il petto e il crine.”

Di questi tempi, il primo pensiero che viene nel leggere i primi versi è: speriamo che la donzelletta arrivi a casa sana e salva!

Quando la composizione poetica venne realizzata, di certo non c’era il dilagare della violenza sulle donne che c’era oggi, altrimenti l’autore non si sarebbe mai neppure sognato di immaginare una soave fanciulla che, di sera, rientra verso casa attraversando i campi, da sola.

Non solo, ma la disgraziata cosa fa? Tiene in mano un fascio d’erba (di indubbia natura, ma considerando che è sabato sera, una mezza idea ce la possiamo pure fare…)

E che dire dei fiori che “reca in mano”? Cosa ci vuol fare? Ella desidera abbellirsi ulteriormente, adornandosi il seno e i capelli.

Ma dico io: vai in giro di notte, nei campi, da sola, con dell’erba sospetta e ti metti pure a farti gnocca?! Allora dillo, che cerchi rogna. Poi non ti lamentare, se ti succede qualcosa.

Bene, ora torno serio…

Ho voluto prendere spunto ironico da una delle più belle poesie del panorama letterario italiano, per ricordare a tutti che oggi non è più l’8 Marzo, ma bisogna comunque festeggiare per tutto l’anno le nostre amiche, le nostre sorelle, le nostre zie, le nostre mogli, le nostre fidanzate e le nostre colleghe. Può sembrare un articolo ruffiano, questo, e forse lo è pure, ma se serve a tenere accesa l’attenzione sull’insopportabile tema della violenza sulle donne, beh, ben vengano anche i post ruffiani. Almeno, quelli, più di tanto male non fanno.

David De Filippi