Manuel Agnelli da Sky a Rai Tre

Musicisti, libertà , cultura, posizioni e pensiero. Oddio che paura, a dirle tutte insieme sono parole che fanno un certo effetto. Metterle addirittura nello svolgersi accurato di un programma televisivo poi è troppo. Eppure, eppure. Manuel Agnelli ci è riuscito.
Con Ossigeno (Rai Tre), ospiti strani e ottima musica, o anche ottimi ospiti e strana musica, ha riempito uno studio caldo come un club per compiere la tappa meno scontata del suo lungo viaggio.

Leader degli Afterhours, Agnelli vive di dischi, tour e progetti, usa la cultura, la sua cultura e il suo mondo per stare comodo e parlare, bene, a pochi. Poi esplode in una direzione che forse neppure lui si aspetta fino in fondo, sbarca a X Factor e i suoi lunghi capelli intorno a quel bel cervello entrano di prepotenza nelle case di molti, insieme ai tatuaggi di Fedez e le risatine di Arisa. Passa ancora un anno e lui è sempre lì. 
A parlare di musica a suo modo, con una scena che cambia di poco. Arrivano i selfie, le rivolte dei fan che bofonchiano sul tradimento, l’inedita visibilità e un pubblico che si allarga a macchia d’olio. Dichiarazioni, scatti rubati, interviste, l’esplosione nucleare del gruppo che lui stesso ha portato alla vittoria. Facile perdersi, facilissimo credere che la tv possa masticarti con agio in cambio di una manciata di copertine. O di un altro talent, come ahimè è successo a tanti. Ma Agnelli non ci pensa neanche per un attimo. O forse sì, ma non lo dice a nessuno.

E si butta con noncurante eleganza in un progetto alto e di nicchia, che punta in alto e che sembra difficile ma è solo inevitabile. Scritto con il trio Biamonte, Martelli e Rubino, tra angeli, tappeti e microfoni, dialoga e suona, canta e recita, senza guardare in camera, perché non è uno spettacolo, è una parte della sua giornata, un apostrofo rosa, direbbe qualcuno, tra La e Musica.

Il risultato? Beh, che dire, una boccata d’ossigeno. Lo spiega bene il monologo che abbiamo visto nella prima puntata. «Io ho iniziato a fare musica per trovare conforto. E questo conforto non lo trovo voltandomi da un’altra parte. Lo provo quando qualcuno dice quello che mi interessa veramente. Anche se è brutto 
e triste. Anzi soprattutto se è brutto e triste. Perché non mi fa sentire solo. E mi ha salvato la vita».

HO VISTO COSE BELLE
Tra adrenalina e sentimento: 9-1-1, il procedurale (Fox Life) di Ryan Murphy e Brad Falchuk si muove in una Los Angeles in perenne stato di emergenza. Dove neonati rimangono incastrati nei tubi, i passeggeri si schiantano dagli aerei, gli amici volano dalle montagne russe e i pompieri sono sempre un gran bel vedere. Anche col cuore in gola.

HO VISTO COSE BRUTTE
Sono giovani, giovanissimi eppure sembrano gli animatori di una balera, bimbi vecchi che tra un gorgheggio e un gargarismo si destreggiano malamente vestiti da adulti senza brio. Ancora indecisi tra l’apparecchio e il contouring, i cantanti di Sanremo Young (Rai Uno) annoiano e disegnano un futuro rigorosamente dietro le loro spalle.