Ode al SELFIE di Guido Genovesi

Nel mezzo del cammin della mia vita
Mi ritrovai un aggeggio tra le dita
Qual unico apparecchio per parlare,
Qual solo mezzo per comunicare

Ché senza tra le mani ‘sto strumento
Trovassi l’uomo ‘n preda allo sgomento.
Ma il peggio è che la tecnologia
Ha portato una nuova malattia:

Non è proprio un’epicondilite,
I medici la chiamano ‘selfite’,
Poiché i troppi selfie son la causa,
Il braccio che non conosce pausa.

Proteso verso l’alto e allungato
Perché il volto venga immortalato
E il dito che clicca di gran foga,
Il selfie ormai è come una droga.

Bei tempi quand’ero adolescente
E ci si divertiva anche con niente,
Anche allor non avea il braccio posa,
Però il selfie era tutt’altra cosa.

Non che fosse esente da malattia,
Ci sono stati casi di miopia
E soprattutto in età puberale
Anche sindromi del tunnel carpale.

Ma di selfie ne bastavano ben pochi,
Due al giorno e si diventava fiochi,
Un po’ stanchi ma direi appagati,
D’ogni stress e tensione svuotati.

E io sono rimasto un po’ all’antica,
Perciò bisogna che proprio ve lo dica:
Del selfie moderno non me ne frega,
Preferisco farmi una bella sega!

Guido Genovesi © Riproduzione riservata