Sanremo 2018, Poca cronaca nei brani in gara è revival

L’amore, neanche a dirlo, la fa da padrone. E’ il festival di Sanremo e non potrebbe che essere così. E forse lo è anche di più, dato che al timone quest’anno c’è Claudio Baglioni. Un festival a sua immagine, che ha puntato sugli interpreti (“quelli con una carriera riconosciuta”, ha sottolineato il direttore artistico) e forse meno sui testi. Che non osano, non si confrontano con la realtà contemporanea, ma si chiudono nel perimetro confortante dei sentimenti, del privato.

A guardare in faccia il mondo, con la paura e la violenza del terrorismo che ormai ci soffoca e ci ingabbia, sono Fabrizio Moro ed Ermal Meta. Poi Lo Stato Sociale, critica irriverente a una società che poco offre a chi cerca di realizzare i propri sogni. C’è Scampia, nel brano di Avitabile, ma è quasi più un’epifania che un interesse sociale. I grandi interpreti si fanno notare, eccome. Una su tutti, Ornella Vanoni, la cui voce non cede di un millimetro al tempo che passa. E c’è Ron con un brano di Lucio Dalla, che fa sentire come il cantautore bolognese non ci abbia mai abbandonato del tutto. “Viviamo un’epoca non chiara, di passaggio – ha detto Baglioni -. Per questo molti dei testi sono domande, questioni irrisolte. Non ci sono canzoni slogan”. Queste le pagelle dei 20 brani, in ordine alfabetico, ascoltati a Milano.

ANNALISA – “Il mondo prima di te”: una ballad molto british, delicata, per l’artista di Savona che canta l’amore “senza difese”. Sempre più matura di festival in festival. VOTO: 6.5

ENZO AVITABILE CON PEPPE SERVILLO – “Il coraggio di ogni giorno”: il sound napoletano di Avitabile si fonde con la world music in un pezzo in cui la voce di Servillo è la ciliegina. Nel brano fa capolino anche Scampia e “il coraggio di ogni giorno”, in una landa di testi dove l’amore è padrone. VOTO: 7.5

LUCA BARBAROSSA – “Passame er sale”: il cantautore torna al Festival dopo anni e lo fa con uno stornello in romanesco dall’atmosfera malinconica, nella tradizione segnata già da Romolo Balzani, Lando Fiorini, Gabriella Ferri. VOTO: 7

MARIO BIONDI – “Rivederti”: il crooner si converte all’italiano in questa jazz ballad di “sinatriana” memoria, con un accenno di bossanova. Il testo non premia lo sforzo, ma la sua voce potente darà soddisfazione all’orchestra. VOTO: 6.5

GIOVANNI CACCAMO – “Eterno”: romantico, elegante, raffinato come sempre il giovane cantautore siciliano, che però sembra non trovare appieno la sua dimensione in questo brano melodico in crescendo, dalle rime non sempre azzeccate. VOTO: 5.5

RED CANZIAN – “Ognuno ha il suo racconto”: pop rock in stile Pooh. E, forse, non poteva che essere altrimenti. “Ognuno ha il su racconto”, e quello di Canzian è legato agli anni Ottanta del gruppo italiano per eccellenza. VOTO: 5

DECIBEL – “Lettera dal Duca”: Ruggeri & Co. tornano agli anni ’70 in questa missiva idealmente spedita dal duca Bowie. Un rock contaminato dal pop, che però sembra non sfogare mai. VOTO: 6.5

DIODATO E ROY PACI – “Adesso”: l’inno al carpe diem messo in musica. Un duetto solo sulla carta, dato che Diodato firma sia testi che musica e Roy Paci mette solo qualche passaggio di tromba. Un recitato teatrale, ma forse il giovane cantautore pugliese poteva osare di più. VOTO: 5

ELIO E LE STORIE TESE – “Arrivedorci”: il saluto ironico della band che si scioglie, si scioglierà, o forse no. Ennesima presa in giro degli Elii, che ironizzano anche su stessi con la loro “carriera stitica ma elogiata dalla critica”. Brano tra atmosfere beatlesiane della swinging London e orchestrazioni alla Frank Zappa anni ’70. Ventata di allegra demenza. VOTO: 6.5

ROBY FACCHINETTI E RICCARDO FOGLI – “Il segreto del tempo”: Pooh moltiplicati all’ennesima potenza. Come Canzian, anche Facchinetti e Fogli rimangono ancorati alla loro storia. VOTO: 5

MAX GAZZE’ – “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno”: un Gazzè che non ti aspetti. Forte dell’esplorazione nel sinfonico che ha portato avanti negli ultimi tempi, guarda all’opera e alle romanze dei Genesis di Peter Gabriel. VOTO: 7.5

THE KOLORS – “Frida”: canzone furba per il pubblico di teenager che li segue. Per il festival hanno dovuto rinunciare all’inglese e in italiano perdono un po’ quell’identità che li aveva fatti amare nel post-Amici. Un brano da radio. VOTO: 6

ERMAL META E FABRIZIO MORO – “Non mi avete fatto niente”: il brano più impegnato. Rap mascherato da brano danzereccio, o viceversa, che esorcizza col ritmo le paure legate agli attacchi terroristici. Nizza, Barcellona, Londra, Parigi. Un grido di speranza perché “tutto va oltre le vostre inutili guerre”. VOTO:7

NOEMI – “Non smettere mai di cercarmi”: un po’ sottotono la brava interprete romana alla sua quinta partecipazione. Manca un po’ di grinta, in questo brano che firma anche lei. VOTO: 6

RON – “Almeno pensami”: uno dei potenziali candidati alla vittoria. Ron si cimenta in un delicato inedito di Lucio Dalla, che gli ha affidato lo stesso Claudio Baglioni. Puro stile Dalla, con il suo mondo immaginifico e poetico. VOTO: 8

RENZO RUBINO – “Custodire”: brani interessante, teatrale, con espliciti riferimenti alle sonorità degli anni Settanta. VOTO 6

LO STATO SOCIALE – “Una vita in vacanza”: la quota indie al festival strizza l’occhio alle radio in questo brano che vuole essere una critica sociale: “vivere per lavorare o lavorare per vivere”. I ragazzi bolognesi citano il rottamatore, la baby pensione, il niente nuovo che avanza e risultano tra i pochi ancorati alla realtà (anche con l’unica parolaccia). VOTO 6.5/7

ORNELLA VANONI con BUNGARO E PACIFICO – “Imparare ad amarsi”: la signora della canzone veste con la perfezione della sua voce elegante e raffinata la serenata firmata da Pacifico. Un classico da festival. VOTO: 7

LE VIBRAZIONI – “Così sbagliato”: reunion ispirata per il gruppo capitanato da Francesco Sarcina. Rock puro. VOTO: 6.5

NINA ZILLI – “Senza appartenere”: Nina cambia stile e pelle, abbandona il soul ed esplora il pop. Merita attenzione. VOTO: 6

fonte ANSA