Ecco Labo, i giocattoli ibridi fatti di cartone della NINTENDO

In anteprima le costruzioni della multinazionale di Super Mario nata nel 1889 come manifattura di carte da gioco. Usano i sensori della console Switch, che sta battendo tutti i record di vendita, per prendere vita. Fra reale, virtuale e mondo del fai-da-te

La macchina telecomandata è facile da assemblare, la canna da pesca meno, il pianoforte richiede tempo e pazienza. Si staccano le forme dai fogli di cartone numerati, si piegano, si dà forma ai vari pezzi seguendo le istruzioni come si trattaste di un scatola di Lego, infine si uniscono dando vita a meccanismi e strutture più o meno complesse. Ma alcuni strumenti di Labo, l’ultima trovata della Nintendo, una volta costruiti di semplice hanno poco.

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E così la casa di Super Mario torna alle origini, del resto nacque a Kyoto come manifattura di carte da gioco nel 1889, e al mondo del digitale affianca quello dei giocattoli analogici e la materia che prese ad usare più di un secolo fa.

I primi due set Labo che verranno venduti dal 27 aprile in Europa, uno dei quali permette di ccomandare robot come in Pacific Rim, combinano l’arte del confezionare oggetti in cartoncino con l’ultima console della multinazionale giapponese. Quella Switch, in parte portatile e in parte da casa, che in dieci mesi ha battuto ogni record. Mai macchina per videogame è andata tanto a ruba: 10 milioni di pezzi venduti i meno di un anno, poco meno della metà negli Stati Uniti, con titolo in borsa che ha raddoppiato il suo valore.

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Labo non è esattamente un attacco frontale alla Mattel, alla Lego, alla Namco Bandai o alla Hasbro. Gli strumenti di cartone che si costruiscono sono ibridi, prevedono l’inserimento dei mini joypad della Switch che permettono di muoverli o di usarli. Con lo schermo della console che ne diventa il cuore. La telecamera ad infrarossi di uno dei due controller, inserita nel piano ad esempio, legge i piccoli adesivi catarifrangenti sul retro dei tasti e fa suonare letteralmente la console. Anzi, lo trasforma in un sintetizzatore sorprendentemente preciso, divertente e vario trattandosi pur sempre di una riproduzione in cartone di una tastiera da un’ottava con dodici tasti in tutto.

Dentro la macchina telecomandata invece la fa muovere vibrando e orientandola in un senso o nell’altro rispondendo ai comandi dello schermo tattile. O ancora, nella canna da pesca, sfruttano i sensori di movimento per muovere l’amo in fondo al mare che vediamo sul display.

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Passata per i love hotel, il riso istantaneo e i taxi, dagli anni 70 la Nintendo si è ancorata all’industria del gioco elettronico fra alti e bassi. Ora prova ad addomesticare la creatività del fai-da-te (do-it-yourself, Diy) per mettere i piedi da entrambi i lati dello schermo. Una interpretazione del genere toy-to-life alla Skylanders, ma con una profondità maggiore nella sua componente reale che diventa costruzione manuale e a tratti sperimentazione digitale. Il tutto per un prezzo che per i singoli set, ognuno dei quali contiene diverse costruzioni (detti toy-con), che non dovrebbe andare oltre i 60 euro.

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C’è l’immancabile equilibrio fra tradizione e innovazione che è da sempre il marchio di fabbrica di questa azienda, conservatrice come è stata a lungo la Disney, manicale, ermetica e a tratti arrogante come la Apple. Vedremo come andrà il 27 aprile. Con una certezza: nelle tre ore passate a piegare cartoncini l’impressione è stata che per i più piccoli Labo potrebbe essere un gran divertimento. Forse lo sarà meno per i genitori. Ma chi è sopravvissuto alle grandi costruzioni di Lego dovrebbe avere già gli anticorpi necessari per superare la prova senza sfigurare.

fonte LAREPUBBLICA