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IT il film l’analisi di David De Filippi

Sono stato al cinema a vedere “IT” e la cosa che mi ha spaventato di più è stato notare che quelle due ragazzine con i secchielli pieni di pop-corn stavano venendo a sedersi proprio accanto a me.

Lessi il libro di Stephen King, da cui la pellicola è tratta, nei primi anni Novanta, durante l’estate. Furono circa 1.250 pagine di coinvolgimento puro, al punto che spesso dovevo fermarmi nella lettura, a causa del pathos che ne derivava.
Un po’ più grandicello, realizzai anche una recensione del romanzo, dove lo definii “Una certezza del brivido”. Quindi, “IT” fa parte di quelle storie a cui, per varie ragioni, rimango affettivamente attaccato e ho atteso con curiosità l’uscita del relativo film.

Vado così al cinema con l’intento di godermi al meglio lo spettacolo, quand’ecco che le ragazzine di cui parlavo sopra si siedono accanto a me, sventolando insistentemente un palloncino rosso, preso all’ingresso del multisala. Maledico mentalmente la sorte e la bigliettaia che me le ha piazzate accanto, auspicando che non siano così fastidiose come sembrano. Infatti sono peggio. Mangiano, schiamazzano, si agitano, chattano e sputazzano in giro i pop-corn: il tutto contemporaneamente.

Mi auguro che tutto questo stia avvenendo perché la proiezione non è ancora iniziata, quand’ecco che dagli ingressi laterali entra un branco di bulletti quindicenni. Le due sciacquine vicino a me li adocchiano e iniziano a sbracciarsi come dei naufraghi che vedessero passare una nave, dopo giorni di deriva in mezzo al mare.

Spero che il calcolo probabilistico non abbia piazzato anche loro dalle mie parti e invece le mie speranze naufragano, come quelli che si sbracciavano qualche riga sopra…

I bulletti e le sciacquine (forse compagni di scuola) familiarizzano chiassosamente, infilando a turno le loro zampe nel secchiello dei pop-corn, adoperandoli più come coriandoli, che come qualcosa da mangiare.

Guardo con disperazione gli altri adulti accanto a me, che però mi osservano con scarsa compassione. Nei loro occhi c’è solo cinismo e paiono dire: «Stavolta è toccata a te. Stringi i denti e sopporta».

Immediatamente si spengono le luci, tra risatine e sgranocchiamenti vari e già penso che sarà un supplizio guardare un film in quelle condizioni.

Invece ci pensa IT a ripristinare l’ordine: al 6° minuto del primo tempo, con un morso degno de “Lo squalo” di Spielberg, il mostro stacca di netto un braccino al malcapitato bimbo che passava di lì per caso, con la sua barchetta di carta.

Conoscendo bene la storia, resto imperturbabile, mentre i rumorosi adolescenti rimangono impietriti, rimpiangendo i tempi in cui indossavano il pannolone, che in quel frangente avrebbe fatto comodo.

In tutta la sala scende il gelo e il pop-corn, inquinato da quella macabra vista, viene riposto, così come tutte le velleità di continuare a far confusione.

La proiezione prosegue così in maniera idilliaca, interrotta solamente da qualche scossone di spavento e qualche raro (perciò tollerabile) gridolino di paura.

L’ho sempre detto che IT è una certezza.

IT il film l'analisi di David De Filippi David De Filippi e1508251975238Un altro post geniale del giornalista e scrittore Toscano David De Filippi



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