Blog CORREVA L'ANNO...di David De Filippi

Correva l’anno 1982 di David De Filippi

Ve lo ricordate Miguel Bosé e la sua “Bravi Ragazzi”? Era una hit del 1982, un’ottima annata per noi Italiani.
Non vorrei apparire come un vecchio nostalgico e spero che i giovanissimi che leggeranno queste righe mi perdoneranno (anzi, quasi quasi li invito a fermarsi qui, per non sbavare di noia) ma l’aver riascoltato quel brano mi ha riportato alla mente quel periodo, fatto di aspettativa e di ottimismo.

Gli Anni di Piombo sembravano alle spalle e si guardava al futuro senza paura, puntando diritti verso la fine del Millennio, con il vento in poppa.

Erano ancora i tempi in cui si poteva giocare a pallone per strada nelle domeniche pomeriggio, facendo attenzione a che non passasse una 127 o una Renault 5.

Lungo le passeggiate, si vedevano uomini incappottati, a braccetto con le proprie mogli e con l’altra mano a sorreggere la radiolina vicino all’orecchio. Enrico Ameri e Sandro Ciotti erano le voci di “Tutto il calcio…”, e officiavano la celebrazione della domenica pallonara come un rito collettivo.

Le piazze, mi ricordo, erano piene di ragazzi, nei weekend. I giovani le raggiungevano con il “Ciao” Piaggio o con il Garelli. Poi venne il Fifty e altri motorini grintosi si aggiunsero alle molte vespette truccate, ma il Ciao resterà per sempre nella dimensione del mito.

Anche io avevo un motorino, che aveva un’unica indiscutibile caratteristica: era brutto. Si trattava di un Motobecane, marca francese poi (comprensibilmente) fallita e risorta solo in seguito, con altro nome. Lo presero per mia sorella, poi lei smise di usarlo e disgraziatamente toccò a me.

Per abbruttirlo ulteriormente, ricordo che mio padre saldò un sellino sopra al portapacchi posteriore. «E’ per trasportarti più comodamente» – mi diceva. Ma io, a quell’obbrobrio, avrei preferito un cuscino di chiodi, in stile fachiro.

Le rare volte che lo usavo per andare a scuola o per raggiungere gli amici, lo parcheggiavo un paio d’isolati prima, affinché nessuno lo vedesse. L’obbligo del casco non c’era, altrimenti con un bel casco integrale mi sarei reso irriconoscibile. Invece niente e a quell’età si poteva venir sbeffeggiati per tutto l’anno scolastico, se possedevi un ciclomotore del genere.

Sembrano epoche lontanissime.

Non c’era Internet, non c’erano i telefonini, non esisteva Whatsapp e se facevi tardi, facevi tardi. Nessuna mamma si faceva venire l’ansia se non ti sentiva ogni venti minuti.

Niente pay-tv, niente Champion’s League su Sky o su Mediaset Premium. Le partite le vedevamo tutti in chiaro: al martedì c’era la Coppa Uefa, al mercoledì la Coppa dei Campioni e al giovedì la Coppa delle Coppe. Al lunedì c’era il film su Raiuno e di solito era “un filmone”. Iniziava alle 20.30. Oggi inizia un’ora dopo, quando io ho già sonno.

Se ti piaceva una ragazza, in quei tempi, non potevi metterle un “like”. Dovevi dirglielo. Dovevi guardarla in faccia e farle sapere che provavi qualcosa per lei. I più impacciati potevano scegliere di scriverle più lettere (e magari si impratichivano così tanto, che da grandi diventavano giornalisti!), ma se non altro c’era un contatto diretto e non filtrato da uno schermo. Dovevi scegliere di esporti, superando quei gradini quotidiani che significavano crescere.

Non avevamo tante cose che oggi ci sono, eppure quel periodo fu magico: ci ha permesso di ridere, sognare, sperare, credere e piangere in modo irripetibile.

…Come quando Paolo Rossi ne segnò tre al Brasile, prima di bucare anche la Germania, coi gol aggiuntivi di Tardelli e Altobelli. «Campioni del Mondo», gridava Nando Martellini dai microfoni della Rai.

Che annata d’oro, quel 1982!

David de Filippi

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