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Un’opera lirica su Jobs rivisita fondatore Apple

Steve Jobs in musica: dopo il cinema e la televisione, il fondatore di Apple diventa protagonista del palcoscenico della grande opera lirica. A Santa Fe nel fine settimana è andata in scena : note del compositore Mason Bates, libretto con il premio Pulitzer Mark Campbell, la produzione in cui il baritono Edward Parks interpreta il guru di Apple, ne rivisita la vita riabilitandola in punto di morte.

Un debutto di alto profilo: la Santa Fe Opera, dove “The (R)evolution” andrà in scena fino a fine agosto, è un importante festival internazionale che ogni estate porta gli appassionati della musica in un grande teatro all’aperto incastonato nel deserto a nord della capitale del New Mexico. Sul palco, oltre a Parks, sono saliti Garret Sorenson nei panni del primo socio Steve Woznieck e la mezzosoprano Sacha Cook in quelli della moglie di Steve, Laurene Powell Jobs. Il marchio della mela col morso non viene mai menzionato nel corso dell’opera che corre avanti e indietro tra episodi della vita di Jobs: in una scena il lancio dell’iPhone al MacWorld del 2007, in un’altra nel 1974 lui e la ragazza di allora che si fanno di acido, poi si passa al 1980 al quartier generale dell’azienda in una strigliata contropelo dei dipendenti.

Il garage, dove il mito è nato, è il filo conduttore. “Il luogo dove tecnologia e creatività si incontrano”, ha spiegato al Guardian il 40enne Bates, un compositore che ha fatto ampio uso di tecnologie nelle sue creazioni per la San Francisco Opera e il Kennedy Center di Washington. Stavolta la partitura incorpora suoni dei prodotti Apple compreso l’audio diventato sinonimo dell’accensione di uno dei primi Macintosh. L’opera non ha ricevuto l’imprimatur né della Apple né degli eredi di Jobs e i creatori si sono presi ampie libertà nell’uso delle fonti. Hanno semplificato l’arco della vita di Jobs per comprimerla nell’arco di due ore, ignorato il contributo dato da all’industria dei cartoni negli anni della Pixar e il periodo dell’esilio a NeXT dopo il licenziamento dalla Apple nel 1985.

Hanno anche sostanzialmente trasformato la biografia di un personaggio a detta di molti insopportabile dalla nascita nel 1955 alla morte nel 2011 in una versione sdolcinata: un brav’uomo che si perde lungo la strada ma ritrova il baricentro alla fine, redento dall’amore della pazientissima Laurene. “Sono sempre stato affascinato dalla tensione al centro della sua vita: come puoi creare questi gadget bellissimi e miniaturizzati quando la gente è un totale casino? La gente è complicata. Nessuno ha un solo pulsante”, ha spiegato Bates.

Prima che cali il sipario Laurene propone che la versione operistica e sostanzialmente melensa di “Steve Jobs 2.0” avrebbe detto dei suoi amati iPhone: “Comprateli, ma non passateci sopra tutta la vita”.

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