Sanremo, per la Toscana un’edizione da incorniciare

Una doppietta storica, che non era mai riuscita a nessuno: Francesco Gabbani vince Sanremo per due anni a fila in due categorie diverse. Dopo il successo del 2016 con “Amen”, pezzo poi molto fortunato anche in radio, quest’anno la sua Occidentali’s karma trionfa ed è già tormentone: di certo ci farà compagnia anche per tutta la prossima estate. L’unico precedente simile risale al 1998 quando la (in)dimenticabile “Senza te o con te” di Annalisa Minetti vinse contemporaneamente la sezione guiovani e quella dei big grazie a un regolamento particolarmente astruso che permetteva ai primi tre dei giovani di giocarsi anche la vittoria finale. E la Minetti trionfò, anche se da allora la sua carriera musicale è finita nel dimenticatoio. Più appropriato il paragone con Aleandro Baldi (guarda un po’, altro toscano): il fiorentino però vinse con un anno di pausa, nel 1992 tra i giovani con Francesca Alotta (“Non amarmi”) e nel 1994 da solo tra i big (“Passerà”).

Gabbani, invece, è lanciato verso un futuro stellare: intelligente, ironico, divertente e tormentone. Che si può volere di più?

Ma quella del 2017 è stata un’edizione da record per la Toscana, che pure ha avuto i suoi momenti d’oro. Come quando la sezione giovani andò per tre anni a fila a un fiorentino e per quattro volte su cinque a un toscano: 1990 Marco Masini, 1991 Paolo Vallesi, 1992 Aleandro Baldi, che poi vinse tra i big due anni dopo, e nel 1994 Andrea Bocelli (nel mezzo, nel 1993, spuntò una certa Laura Pausini…).

Oltre a Gabbani sale decisamente Amara. Era data per partecipante in gara quasi sicura, in duetto con Paolo Vallesi, poi la cantante e autrice di Prato era improvvisamente scomparsa dalla lista dei concorrenti big (nel 2015 era arrivata terza fra i giovani con “Credo”). Eppure questo è stato il suo anno: insieme al cugino Salvatore Mineo, Erika (questo il suo vero nome) ha scritto il bellissimo testo di “Che sia benedetta”, portata in gara da Fiorella Mannoia. Sarebbe stato un onore di per sé, poi sono arrivati anche i premi. E’ mancata solo la vittoria finale, perché per il resto il consenso è stato unanime: la canzone ha vinto il premio “Sergio Bardotti” come miglior testo (e per un’autrice questo può valere più di un festival intero), ha vinto il prestigioso premio “Lucio Dalla” assegnato dalla sala stampa, è arrivata seconda assoluta e la Mannoia l’ha pubblicamente ringraziata su Instagram scrivendo “Grazie Amara per avermi donato questa canzone”.

Per Erika Mineo-Amara, passata da “Amici” una vita fa ma soprattutto dal Cet di Mogol (e si vede), un trionfo che ha avuto una ciliegina finale: l’enorme opportunità di esibirsi sul palco del teatro Ariston nella serata finale, pochi minuti prima della proclamazione del vincitore, insieme a Paolo Vallesi. Hanno cantato “Pace”, il pezzo scritto dalla stessa Amara e da Salvatore Mineo che – come si capisce già dal titolo – è un inno contro la guerra e a favore degli italiani impegnati nelle missioni di pace. Non per nulla dopo la loro esibizione ha parlato il ministro della Difesa, Roberta Pinotti.

Anche tra i giovani, tradizionale terreno di caccia per le voci toscane, arrivano delle soddisfazioni. Il pratese Francesco Guasti è terzo fra i giovani con “Universo”: per lui è stato un duro cammino, quello che l’ha portato a Sanremo, ma alla fine ce l’ha fatta ad arrivare all’Ariston e a salire sul podio.

Per Tommaso Pini, giovane di Bagno a Ripoli, discorso diverso: eliminato durante la prima sera, per lui il festival sembrava chiuso già giovedì, invece sabato sera si è aggiudicato un premio molto importante: quello intitolato a “Lucio Dalla” e assegnato dalla sala stampa del festival.

Inutile negarlo: ci si aspettava di più, in termini di classifica, per Marco Masini. Perché è un veterano del Festival, che ha vinto nel 1990 tra i giovani con “Disperato” e nel 2004 tra i big con “L’uomo volante”, senza considerare il terzo posto del 1991 con “Perché lo fai”. E anche perché la sua “Spostato di un secondo” è una bella canzone, che si ascolta bene ed entra subito in testa. Ma la chimica sanremese è strana e ques’anno “Maso” deve accontentarsi del tredicesimo posto.

E forse sperava in un piazzamento migliore anche il pratese Riccardo Onori, coautore con Samuel e Christian Rigano di “Vedrai”, il pezzo cantato dalla voce dei Subsonica, qui in veste di solista. Si è posizionato decimo.

Come non considerare nella Toscana che vince anche Carlo Conti: il suo terzo Festival fa ottimi ascolti, non inciampa mai, si lascia alle spalle le critiche – non c’è mai stato un Sanremo senza polemioche su ritmo, casting, canzoni, eccetera – e porta a casa un grande risultato da presentatore e direttore artistico. Ma il Conti-quater non ci sarà, almeno nel 2018.

E se il programma, come format televisivo, è stato un successo, citiamo anche Walter Santillo e Federico Russo: il pratese autore, il fiorentino conduttore di PrimaFestival, la striscia che ha preceduto lo show. E lucchese di nascita e toscano nel cuore è anche Nicola Savino, alla guida del Dopofestival.

fonte QN LA NAZIONE