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Adele torna più matura e ottimista in ’25’

Confezionare il degno seguito di un album di successo non è compito semplice per nessun artista, ma se si parla del maggiore colpo discografico degli ultimi 20 anni la missione potrebbe sembrare impossibile per tutti, tranne che per Adele.

Dopo il record da oltre 31 milioni di copie vendute di ’21’ sono passati 4 anni, un’eternità per i criteri dell’industria contemporanea, ma quando dalla sua pagine Facebook la cantautrice londinese ha annunciato il suo ritorno con ’25’ il pubblico l’aveva tutt’altro che dimenticata: lo ha dimostrato il calore con cui è stata accolta ‘Hello’, prima traccia estratta dal disco in arrivo il 20 novembre, il cui video firmato da Xavier Dolan ha totalizzato in meno di un mese oltre 400 milioni di visualizzazioni su YouTube (l’ennesimo record per la donna dei record).

Nel frattempo la vita della Adkins è cambiata radicalmente non solo per i molti riconoscimenti (8 Grammy e un Oscar, fra gli altri), e l’arrivo del figlio Angelo, nato nel 2012 dalla sua attuale relazione con l’ex broker e filantropo Simon Konecki, ha influito decisamente in un disco in cui la proverbiale nostalgia che pervade la scrittura di Adele diventa accettazione di maturità: “Il precedente disco parlava di una rottura, questo lo definirei un disco di riconciliazione”, diceva lei stessa nel post con cui a fine ottobre annunciò al mondo il suo ritorno.

In studio l’artista si è circondata non solo di alcuni collaboratori centrali nella costruzione del precedente album come Ryan Tedder e Paul Epworth, ma anche di voci diverse come il produttore amante dei suoni retro Danger Mouse, due giovani nomi del pop come Tobias Jesso Jr. e il più celebre Bruno Mars e soprattutto due fra i principali creatori di hit del decennio, Max Martin e Greg Kurstin: ciononostante il caratteristico minimalismo di Adele domina in ’25’, e il pianoforte è spesso l’umile accompagnatore di una voce che conduce per mano l’ascoltatore fra cambi di tono ed evoluzioni perfino in brani orchestrali come ‘Love In The Dark’.

Anche di fronte ai superproduttori, insomma, contano soprattutto espedienti semplici ma preziosi come una scrittura intelligente e una pasta vocale unica, talenti capaci di dare un’impronta familiare a brani come ‘Remedy’ (dedicata al figlio) o ‘When We Were Young’ che pure nel loro carattere struggente rivelano il nuovo ottimismo della cantautrice. Se si fa eccezione della traccia realizzata con Martin, ‘Send My Love (To Your New Lover)’ che sembra la risposta pop e sfrontata a ‘Rumour Has It’, è comunque la seconda metà del disco a riservare le maggiori sorprese stilistiche.

Così ‘Water Under The Bridge’, ballata sulla paura per le relazioni che si fanno serie, e ‘River Lea’, un saluto al passato simboleggiato dal fiume Lea della sua Tottenham, pongono i temi centrali del disco in un vestito sonoro anni ’80. Allo stesso modo l’arpeggiata ‘Million Years Ago’ spicca il tono da chanson, mentre in ‘All I Ask’ (scritta con Bruno Mars) e ‘Sweetest Devotion’ la cantante mostra tutta la sua forza vocale in due forme molto diverse di R&B. Ed è questa la risposta di Adele alla questione del suo ritorno: non ripetere semplicemente i fasti di ’21’, ma raccontare una persona nuova capace di guardare al passato con occhi diversi per uscirne con canzoni senza tempo.

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