Ci Vuole un Fisico Bestiale Programmi

Le palestre e il f(r)itness

Affrontare questo argomento può essere un po’ scomodo per chi come me è titolare di una palestra, istruttore e personal trainer, in quanto il business delle palestre spesso snatura e si allontana da quel sano senso della ginnastica e dell’attività fisica che dovrebbe far diventare le persone capaci (fitness deriva da to fit che in inglese significa capace di), e di mantenerle in forma e in salute.

 

In molte palestre lavorano istruttori seri, preparati, appassionati, spesso, spessissimo malpagati, che loro malgrado non sempre riescono ad esprimere il loro valore e ad operare al meglio, a volte confusi con animatori turistici per vendere qualche abbonamento in più, altre mescolati a pseudo istruttori che hanno preso un diploma, magari non riconosciuto, in un week end.

Cerchiamo di approfondire un po’, perché conoscere significa poter scegliere, e scegliere dà ad ogni persona la possibilità di lavorare con professionisti seri a vantaggio del proprio benessere e della propria salute, e così obbligando tutti gli operatori ad innalzare le proprie competenze, anche il potere di influenzare positivamente il mercato facendo selezione.

Agli inizi degli anni ’80 il business e il marketing si sono accorti dell’esistenza dell’attività fisica, e che potevano fare un mucchio di soldi facendo leva sul desiderio delle persone di essere belle, in forma e vincenti. Ve la ricordate Jane Fonda con i pantaloni attillati? Da lì in poi sono nati prodotti e illusioni di ogni genere: guaine snellenti, integratori per dimagrire velocemente, macchinari inutili o semi inutili (pensate al tapis roulant: come si può pensare che camminare o correre stando fermi su sollecitazione di un tappeto che esclude l’effetto della propulsione del piede, o alle pedane vibranti, o ai vari attrezzi proposti nelle televendite, …), corsi sudo sudo che non servono a niente se non a far perdere massa muscolare, e gli esempi purtroppo potrebbero continuare a lungo.

L’aspetto positivo del business delle palestre è che ha reso facile e alla portata di tutti il poter andare in palestra, aprendone diverse in ogni città (in Italia sopperendo molto ad una grave mancanza dello stato che ha dimenticato di creare strutture pubbliche), e creando molti posti di lavoro.

Ma come spesso accade la differenza sta in come fai una cosa.

Il problema è che hanno trascurato il fatto che quando lavori in un mercato dove il protagonista è il corpo e la salute delle persone, proprio perché protagoniste dovrebbero essere al centro delle tue attenzioni. Aprire una palestra dovrebbe richiedere lo stesso senso etico e deontologico che aprire un centro medico, o un luogo dove si confezionano cibi, e non la stessa leggerezza o spregiudicatezza che possono andare bene se si producono cover da 10 € per telefonini.

E così invece di far leva sulla qualità del servizio che offrono, questi operatori e markettari senza farsi molti scrupoli hanno iniziato a vendere aria fritta (da qui il titolo fritness), a creare strutture scenografiche, a far guerra sul prezzo degli abbonamenti, con promozioni e svendite di fine stagione, sul tagliare i costi, primi fra tutti quelli degli istruttori.

Ma come possiamo pensare che un professionista sia tale se ciò che percepisce non gli consente di investire su aggiornamenti e sulla sua crescita personale? Quello che cercherà di ottenere sarà un diplomino, il fantomatico pezzo di carta, conseguito con un corso on line, oppure in un week end, spesso privo addirittura di qualsiasi valore legale.

Perché vi dico questo? Perché tantissimi istruttori o personal trainer, a volte a loro stessa insaputa (e qui l’ignoranza non è una scusa), operano con diplomi non riconosciuti dal CONI o fuori dagli ambiti consentiti dallo stesso diploma (per darvi un esempio: un istruttore di palestra non è automaticamente un personal trainer o un istruttore di fit boxe; oppure un diploma conseguito con un ente di promozione sportiva non consente di operare in una palestra non iscritta a quell’ente). Negli anni sono infatti nate scuole o federazioni non riconosciute e auto definitesi tali che rilasciano diplomi che non hanno nessun valore, e che non rispettano gli standard previsti dalla legge. Il risultato si chiama abusivismo professionale, che ha conseguenze sulla preparazione, sulla professionalità, fino ad arrivare alla mancata copertura assicurativa.

Nel nostro ambiente c’è poca informazione (sia tra gli allievi che tra gli operatori) e tanti istruttori improvvisati, che a volte sono addirittura persone che frequentano palestre da anni e che quindi si sentono in diritto di insegnare senza avere basi fisiologiche e biomeccaniche e che quindi fanno fare le peggiori cose ai loro allievi ignari dei rischi che corrono.

Il corpo umano è molto resistente e questa è la fortuna dei “presunti trainer” che continuano a far eseguire esercizi ed allenamenti in maniera scorretta per anni perché il corpo non dà evidenti segni a breve termine (in realtà le avvisaglie le dà ma sono sempre mal interpretate) essendo forte. Purtroppo la sfortuna del cliente è che proprio per la sua forza il corpo resiste, resiste, resiste, compensa, compensa, compensa fino al punto in cui CRAK, si infortuna ed insorgono patologie, e questo anche senza sollevare pesi importanti, ma anche facendo corsi apparentemente innocui (che in quanto tali sono anche inutili).

La figura dell’istruttore qualificato in palestra è vitale, le persone mettono nelle mani di un (si presume) professionista il loro corpo e non sempre è privo di patologie e lo fanno con la volontà di migliorare, di certo non per stare male e/o peggiorare.

 

E quindi, come possiamo uscire da questa logica che sta trasformando un luogo dove dovremmo coltivare salute e benessere in una pura (s)vendita di abbonamenti?

I primi che possono operare una svolta sono quegli Istruttori e Personal Trainer che vogliono lavorare con professionalità, che devono innanzitutto verificare la reale validità delle loro qualifiche, e continuare ad aggiornarsi e specializzarsi. E qui mi rivolgo anche ai laureati in Scienze Motorie, che potenzialmente sono quelli ad avere le migliori basi scientifiche per essere istruttori, ma che per essere ottimi istruttori e personal trainer devono continuare a specializzarsi nelle diverse discipline.

I secondi (e non certo per ordine di importanza), che possono influenzare positivamente il business delle palestre sono proprio i clienti attraverso le loro scelte.

Perché se al momento dell’iscrizione in palestra le domande si limitano a:

quanti corsi ci sono

ci sono la sauna e il bagno turco

quanto costa l’abbonamento

mi dai dei mesi gratuiti

non c’è da meravigliarsi se chi apre una palestra preferisce concentrarsi sul creare una struttura appariscente a poco prezzo, a discapito della competenza degli istruttori e dei personal trainer.

E’ come se quando decidete di andare da un medico o da un dentista vi informaste solo del prezzo o della dimensione del bagno dello studio dove fare la pipì.

Quando entrate in una palestra, chiedete informazioni sugli istruttori e sui personal trainer, sulle loro qualifiche, sulla loro preparazione, sulla loro esperienza, pensate che in quel momento non state solo sottoscrivendo un abbonamento dove passare un’ora due o tre volte la settimana o più, ma state assumendo uno o più professionisti che si prenderanno cura della vostra salute e del vostro benessere.

Come riconoscerli? Esistono degli standard di competenza specifici che non riusciamo ad elencare qui, e per questo vi invitiamo a leggere l’articolo: Istruttori di Palestra Qualificati 

Informatevi e chiedete, chiedete ed informatevi, ne va della cosa più preziosa che avete: il vostro corpo e la vostra salute.

 

Buon movimento a tutti.

Seguiteci su Radionostalgia #civuoleunfisicobestiale per saperne di più sul vostro corpo e su altri argomenti relativi al vostro benessere.

 

 

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