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Stesso stile, nuova grinta: l’urlo dei Depeche Mode

Dave Gahan era stato chiaro, nell’unica intervista concessa sul disco: “è un lavoro sull’umanità … dobbiamo occuparci di quanto succede ma sembra che stiamo andando in un’altra direzione”. “Spirit”, il nuovo album che segna il ritorno dei Depeche Mode dopo quattro anni di silenzio discografico che uscirà in tutto il mondo il 17 marzo, è un grido di allarme e al tempo stesso una diretta assunzione di responsabilità collettiva per un’umanità che sta andando fuori controllo, spinta da leader sbagliati.

Come ha raccontato Gahan, il primo titolo scelto era Maelstrom, poi scartato perché troppo vicino al mondo heavy metal. Per questo potente statement i Depeche Mode hanno scelto di affidarsi alla produzione di James Ford dei Simian Mobile Disco, che ha già lavorato con Florence & The Machine e gli Arctic Monkeys, interrompendo così la collaborazione con Ben Hiller, che ha lavorato con i Depeche Mode per 10 anni e che è stato anche un produttore molto discusso. “Spirit” è un album che riporta la band al centro dell’elettronica, curatissimo, che costruisce l’insieme attraverso i dettagli sonori, a volte anche scuro, con poche concessioni, senza per questo rinunciare alla riconoscibilità.

Ford ha fatto un lavoro certosino, curando con maniacale precisione ogni dettaglio, tenendo il sound in perfetto equilibrio tra la contemporaneità e il passato di una band che in 40 anni ha costruito un sound inconfondibile. “Goin’ Backwards”, il brano di apertura definisce l’atmosfera con una batteria dal sapore tribale e i riff potenti che rievocano il passato glorioso della band, “Where’s The Revolution” è il singolo che ha anticipato l’album, “The Worst Crime” è una ballata elettronica costruita attorno ai suoni lievi della chitarra; “Scum” ha una pulsazione quasi dance innestata in una struttura e in una costruzione sonica molto originali; “You Move” è come una finestra socchiusa sull’elettropop; “Cover Me” è una ballata costruita su accordi molto larghi e una vocalità intensa che nel finale lascia spazio alle tastiere e a effetti sonici; “Eternal” è affidata alla voce di Martin Gore che si muove in una struttura fatta solo di tastiere ed effetti; “Poison Heart” è uno dei momenti più belli dell’album, potrebbe essere una ballad soul in 6/8 ma viene immersa in un clima straniante, rasserenato da un’improvvisa apertura lirica; “So Much Love” ha impresso il “marchio Depeche”, con Gore e Gahan che si dividono le parti vocali mentre le percussioni elettroniche e le chitarre rievocano la New Wave; “Poor Man” è un brano elettronico, molto indicativo del lavoro di Ford; “No More (This Is The Last Time”) è uno dei pezzi dalla struttura più tradizionale, senza dubbio uno dei più diretti con la spinta dei bassi; “Fail”, la chiusura, è affidata alla voce di Martin Gore che si muove su un tappeto elettronico. “Spirit” è un album che richiede un ascolto attento, che mette insieme ricerca sonora e riaffermazione di una storica identità musicale, potenza ritmica e divagazioni elettroniche. Soprattutto è una lacerante riflessione sullo stato delle cose del mondo contemporaneo sollecitata probabilmente dal fatto che sia Gahan che Gore vivono ormai negli Stati Uniti che, purtroppo, hanno fornito al mondo un clamoroso esempio di “misguided leader”.

“Spirit” uscirà anche in versione doppio cd, con un booklet di 28 pagine più cinque remix chiamati “Jungle Spirit Remix” e anche in versione doppio vinile, con una speciale serigrafia e le fotografie di Anton Corbjin. Il cinque maggio a Stoccolma comincerà il Global Spirit Tour che porterà i Depeche Mode in 21 Paesi europei (in Italia suoneranno in giugno, il 25 allo stadio Olimpico di Roma, il 27 a San Siro a Milano e il 29 allo stadio Dall’Ara di Bologna), prima di arrivare in Nord America e Sud America dopo l’estate.