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Carrara Idol, successo di David Bryan a Milano

Grande successo Martedì sera al Ventura Living room di Milano, dove si è tenuta una performance d’eccezione del pianista David Bryan, cofondatore della band Bon Jovi di cui è a tutt’oggi tastierista, che si è esibito in esclusiva suonando il suo M-piano, uno straordinario Steinway & Sons a coda intorno alla quale è stata creata una silhouette in marmo pregiato realizzata da Robot City – Italian Art Factory di Carrara.

Il concerto è stato anche la seconda edizione di Carrara Idol. La sartoria carrarese d’Avenza ha realizzato l’abito che l’eclettico artista ha indossato in occasione dell’evento. Un Tight bianco in pregiatissimo tessuto di seta, con gilet e pettina in raso, fodera in seta con stampe fantasia di colore nero, i pantaloni hanno le bande e la cinta in raso su tessuto di seta. Il Tight è stato realizzato interamente a mano e su misura impiegando 38 ore, un capolavoro realizzato nell’Atelier di Carrara rispettando i dettami della tradizione d’Avenza.

Quindi, dopo il numero zero tenutosi nel 2012 nel suggestivo scenario delle cave di Fantiscritti il Carrara Idol ha traslocato, per la sua seconda edizione, presso la Fiera del Design di Milano. Patron della manifestazione Gualtiero Vanelli della Gvm “La civiltà del marmo”.

Nel pubblico, ovviamente, anche Alessandro Gabrielli, grandissimo fan e massimo esperto italiano dei Bon Jovi; romano, 40enne, ha scritto anche il libro “We were born to follow (inseguendo i Bon Jovi)”. Questo il resoconto di Alessandro Gabrielli scritto in esclusiva per Il Tirreno.

«Ospite d’onore è David Bryan, tastierista e membro fondatore della rockband Bon Jovi, che già si era esibito per Carrara Idol e che, con i suoi compagni, ha da poco concluso un tour mondiale che ha raggiunto il numero uno della classifica di Billboard delle tournée di maggior successo del 2013. “Dovrò chiamarmi David Bryanelli”, ha simpaticamente scherzato l’artista statunitense. Nato a Perth Amboy e cresciuto a Edison, dopo aver studiato musica classica presso la prestigiosa Juilliard School di New York è tornato al suo primo amore, il rock’n’roll, insieme ai vecchi amici del New Jersey con i quali ha venduto oltre 150 milioni di album e riempito gli stadi più grandi del pianeta.

Collateralmente all’attività nei Bon Jovi è riuscito a ritagliarsi un ruolo di tutto rispetto con due album da solista, la colonna sonora del film del 1991 The Netherworld ed il bellissimo, strumentale, On a full moon del 1995 (nel 2000 riedito con alcuni brani nuovi ed il titolo Lunar Eclipse), oltre ai due musical The Toxic Avenger e Memphis. L’altra sera Bryan si è esibito ad un pianoforte di marmo bianco appositamente realizzato per lui dalla Gvm, accompagnato da Michael Ghegan al sax e dalla Matt O’Ree Band, solido gruppo blues-rock dell’amatissimo New Jersey che sarà al suo fianco anche nell’imminente tour da solista. “Siamo molto onorati di suonare con David Bryan ed eccitati di essere a Milano”, mi ha detto Matt, aggiungendo “Sono stati tutti gentilissimi con noi in questa meravigliosa città. Abbiamo incontrato David per la prima volta in un piccolo pub del New Jersey mentre suonavamo, si è seduto con noi e ci siamo subito trovati sulla stessa lunghezza d’onda.

E’ stato magico sin da subito e si è trasformato in una bellissima amicizia. Stiamo pianificando un tour insieme e speriamo che lo show di stasera sia indimenticabile per tutti i fan che verranno, che speriamo di incontrare a fine serata. Godetevi lo spettacolo. Ciao”. I brani, appositamente riarrangiati per valorizzare il sound del M-piano (che sarà esposto al pubblico nello spazio di Ventura Living Room dal 9 al 13 aprile), hanno scaldato gli oltre 200 fan arrivati da ogni parte d’Italia grazie all’organizzazione del Bon Jovi Club Italia che hanno donato un tocco quasi liturgico all’esibizione accompagnando in coro ogni parola, oltre ai numerosi ospiti che ugualmente non hanno resistito al sanguigno carisma del Joker d’oltreoceano. Dopo l’introduzione dei Vice, scatenatissima band toscana che ha eseguito Rock’n’roll Highway, brano appositamente scritto per loro da David Bryan e presentato in anteprima mondiale, il rocker americano ha aperto le danze con la ritmata Underground, seguita dalla più intima The music of my soul.

E via di filato con alcuni successi dei Bon Jovi, Who says you can’t go home, In these arms e la ballad Bed of Roses che hanno infiammato il pubblico. When love comes to town degli U2 ha aperto la strada alla strepitosa Memphis lives in me, seguita da Hallelujah di Leonard Cohen. Il finale è tutto dei classicissimi con i fan che ormai sono a ridosso del palco: Wanted dead or alive, Bad medicine, Livin’ on a prayer. Super medley finale con il ritorno sul palco dei Vice e di Steph Burns, chitarrista di Vasco Rossi e marito della presentatrice della serata Maddalena Corvaglia, che tutti insieme si scatenano sulla forsennata Twist and shout.

E così si torna a casa carichi di emozioni, con quello spirito totalmente appagato e al tempo stesso voracemente affamato che solo chi ama il rock’n’roll sa. Anch’io, cronista d’eccezione, conserverò perennemente nella memoria l’abbraccio a David appena sceso dal palco e una perla di metà set, la melodica Senza una donna, inaspettato e gradito omaggio alla nostra Italia. Già, perché l’eclettico musicista del New Jersey, il cui pluripremiato musical Memphis (vincitore nel 2010 di ben 4 Tony awards, gli oscar dei musical) dopo l’enorme successo di Broadway sbarcherà a Londra il prossimo 23 ottobre (chi vi scrive ha già prenotato per la prima), sembra avere un feeling particolare con il Belpaese.

E, in particolare, proprio con Carrara. Che per una sera, di nuovo, è stata Memphis. C’è una città che chiamo casa, dove tutte le strade sono asfaltate con anima Giù sulla Beale c’è una bettola, si sente il lamento di una chitarra blues, bevo una birra e lancio dieci centesimi nel vasetto del cieco La tristezza risuona dolcemente nell’aria, come una preghiera della domenica mattina Ancora un altro drink e Dio sarà dappertutto Come una vecchia e triste melodia che ti tira su, ti libera Ecco come Memphis vive dentro di me». Così si conclude il resoconto di Alessandro Gabrielli.

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