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5 Aprile 1967: censurata “Dio è morto”

“Ho visto la gente della mia età andare via lungo le strade che non portano mai a niente, cercare il sogno che conduce alla pazzia nella ricerca di qualcosa che non trovano nel mondo che hanno già, dentro alle notti che dal vino son bagnate, dentro alle stanze da pastiglie trasformate, lungo alle nuvole di fumo del mondo fatto di città, essere contro ad ingoiare la nostra stanca civiltà e un dio che è morto, ai bordi delle strade dio è morto, nelle auto prese a rate dio è morto, nei miti dell’ estate dio è morto.”

“Dio è morto”, è uno splendido brano di Francesco Guccini interpretato dai Nomadi che il 5 Aprile 1967,viene censurato dalla RAI, e poi mandato in onda da Radio Vaticano.

Il titolo del brano riprende il celebre aforisma del filosofo Friedrich Nietzsche, ma per stessa ammissione di Guccini la canzone ha attinto al poema “Urlo” di Allen Ginsberg, almeno per quanto riguarda l’incipit. È la prima canzone depositata alla Siae a nome di Guccini ed è rimasta ancora oggi una delle più conosciute, infatti “Dio è morto” è senza dubbio uno dei pezzi più conosciuti dei Nomadi, tanto che viene suonata ininterrottamente nei loro concerti a partire dal 1967.

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